Arezzo, 23 giugno 2026 – Si è tenuta questa mattina alla Borsa merci di Arezzo la Giornata dell’Economia organizzata dalla Camera di Commercio di Arezzo- Siena. L'incontro ha rappresentato l'occasione per fare il punto sull'andamento congiunturale, le dinamiche strutturali e le prospettive future dell'economia provinciale. Dopo l’intervento del Vicepresidente Francesco Butali, il Segretario generale facente funzioni, Mario Del Secco, ha delineato gli indicatori chiave e le direttrici di sviluppo del territorio. Successivamente è intervenuta Cinzia Buccianti, docente di Demografia presso l'Università degli Studi di Siena, presentando un'analisi sull'impatto delle dinamiche demografiche nel tessuto sociale ed economico locale, incentrata sul tema dello scivolamento dalla rarefazione demografica alla città abitata.

Dai dati presentati nel corso della mattinata è emerso chiaramente come il panorama economico complessivo risenta ancora degli shock geopolitici derivanti dalla Guerra d'Iran, che ha causato un'impennata del prezzo del petrolio e un generale rallentamento del commercio globale. In questo quadro l'economia italiana ha subito una battuta d'arresto a causa della dipendenza energetica, mostrando una crescita del PIL ridimensionata allo 0,5% e un'inflazione al 3%. In questo scenario, l'economia della provincia di Arezzo mantiene una posizione di assoluto rilievo, soprattutto grazie al motore delle sue esportazioni che fanno da scudo anche ai settori manifatturieri in fase di assestamento. Il 2025 è stato un anno da record assoluto per il commercio estero aretino, che ha superato la soglia storica dei 18,5 miliardi di euro con una crescita del 19,3% rispetto all'anno precedente. Questa performance eccezionale è stata trainata dal boom dei metalli preziosi e dei lingotti d'oro grezzo, scelti come bene rifugio per eccellenza a causa delle forti tensioni geopolitiche internazionali, con un balzo del 127,6% pari a circa 6 miliardi di euro in più. L'export di Arezzo in questo specifico segmento rappresenta oggi ben i tre quarti dell'intero totale italiano. Di contro, l'oreficeria e la gioielleria tradicionali hanno sofferto una contrazione significativa del 40,9%, perdendo circa 3,1 miliardi di euro.