Genova – Chissà cosa avrebbe detto l’anonimo genovese. Di sicuro, davanti all’ultimo affronto culinario che arriva direttamente dall'ombra della Tour Eiffel, a un qualunque cittadino da Genova Voltri a Nervi – ma facciamo pure da Ventimiglia a Sarzana – i "manti de l'anima" si sono rivoltati all'istante.
Andiamo ai fatti, che sui social e nelle stazioni della metropolitana di Parigi hanno i colori squillanti di una campagna di marketing milionaria della Barilla. Da qualche giorno, nella capitale francese, ha aperto il "Basil Bar Pesto Barilla". Un "ristorante pop-up" (perché chiamarlo locale temporaneo fa meno cool) che promette nientemeno che “un’esperienza immersiva ispirata al mondo del basilico". Un viaggio sensoriale con menu esclusivo curato dallo chef di turno, cocktail bar con "creazioni a base di pesto" (paura, eh?), masterclass e persino una capsule collection di moda. Manca solo la benedizione papale e il quadro dell'eccellenza è completo. Il "Pesto" con la P maiuscola (ma senza mortaio) Ora, intendiamoci. Che il nome di uno dei condimenti più famosi e imitati al mondo risuoni sotto la Senna potrebbe anche far piacere. Promozione del territorio, si dirà. Peccato che a farsi ambasciatore della massima reliquia gastronomica ligure non sia un consorzio di produttori locali, un artigiano di Pra' o un ambasciatore del mortaio. No, è la Barilla. Il colosso di Parma. Una multinazionale che fa fatturati da capogiro e che – con tutto il rispetto per la pasta che tiene la cottura – con la tradizione identitaria del vero Pesto Genovese c'entra come il formaggio grattugiato sulla pasta allo scoglio. Non è solo un condimento Perché il pesto, a Genova, non è "un condimento", è una religione tanto quanto la focaccia. È il perfetto equilibrio tra il basilico giusto (quello con le foglie piccole, grazie), l'aglio di Vessalico (mettetelo, non abbiate paura), i pinoli, il parmigiano reggiano e il pecorino sardo selezionati, l'olio extravergine della Riviera e quel movimento rotatorio del polso che nessuna macchina industriale potrà mai replicare. È lo sfrigolio del marmo contro il legno. L'Impero colpisce ancora (a colpi di marketing) Vedere la multinazionale Barilla che colonizza Parigi, in metropolitana e ovunque, vendendo "i tuoi pesti preferiti" (notare il plurale, che già fa venire i brividi a chi concepisce solo l'oro verde) fa un effetto strano. Fa l'effetto dell'ennesima operazione di storytelling globale che svuota l'anima di un prodotto per venderne il simulacro pop. I parigini, notoriamente amanti della grandeur, berranno cocktail al basilico e compreranno magliette firmate convinti di aver toccato con mano il cuore della Liguria. In Liguria, a Genova, a Prà, ci teniamo stretti i nostri vasetti scuri, quelli senza etichette patinate ma con il profumo che ti investe appena tolto il tappo. L'immersione vera i genovesi la fanno da secoli. E dentro il mortaio. Bon appétit, ma la tradizione abita altrove.






