Caricamento player
Il 23 giugno 1996, trent’anni fa, in Giappone uscì il primo videogioco di Super Mario in cui il famoso idraulico italoamericano creato da Nintendo poteva muoversi non soltanto in larghezza e in altezza, ma anche in profondità: si chiamava Super Mario 64, dal nome della console per cui fu sviluppato, il Nintendo 64. Fu uno dei primissimi “platform” (i videogiochi in cui l’obiettivo principale è muoversi ed esplorare livelli saltando da una sporgenza all’altra) in 3 dimensioni, nonché il più famoso e influente della categoria.
Allietò i pomeriggi di migliaia e migliaia di bambini e adolescenti degli anni Novanta, che lo ricordano con estesissimo affetto per le dinamiche di gioco inedite, per la grande varietà dei livelli di gioco, per la notevole colonna sonora e per le molte battute rese celebri da Charles Martinet, il doppiatore di Mario: su tutte la frase «It’s a me, Mario!», che si sentiva nella schermata iniziale.
Shigeru Miyamoto, l’ideatore di Super Mario 64 e di quasi tutti i giochi della serie usciti fino a quel momento, voleva sfruttare al massimo le potenzialità dello “stick”, la famosa levetta analogica del controller del Nintendo 64. «Uno dei nostri principali obiettivi di sviluppo era permettere ai giocatori di muovere Mario come preferivano. Volevamo creare un gioco in cui anche solo muovere Mario fosse divertente», disse in un’intervista del 1996.







