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Ultimo aggiornamento: 8:00

Quarant’anni fa accadde un evento che avrebbe influenzato il concetto di intrattenimento rivoluzionandolo fino ai nostri giorni. Un personaggio coi baffi, venuto dalla gavetta, che era riuscito a farsi notare in più di un’occasione, riuscì a entrare in tutte le case dei giovani americani, surfando sulla più alta onda dell’oceano dei videogiochi, non solo scavallandone la crisi ma contribuendo a risolverla, incarnandosi nel totem virtuale più riconoscibile di tutti i tempi.

Nel 1985 infatti venne rilasciato Super Mario Bros, il titolo con cui il Nintendo Entertainment System, più noto come Nes, puntava a rilanciare il settore videoludico nel continente americano. Il successo fu immediatamente pazzesco e, in una decina d’anni, vendette oltre 40 milioni di copie nel mondo, soprattutto grazie al bisogno fisiologico dei più giovani di portare in casa la magia della sala giochi. Ma da dove arrivava il suo avatar baffuto? E perché un idraulico? E qual era la genesi dei suoi nemici? Ma soprattutto, perché Mario?

Nel lontano 1981, un giovane designer di videogiochi, Shjgeru Miyamoto, è alle prese con una doppia patata bollente. L’azienda per cui lavora, la nipponica Nintendo, ha subìto due smacchi a cui è necessario rimediare. Il primo è il fallimento dello sparatutto Radar Scope sul mercato americano, che ha lasciato invenduti migliaia di cabinati da sala, che non solo vanno riempiti con qualcosa di compatibile, ma che possibilmente insidi il successo di Pac Man. Miyamoto pensa a Popeye, qui Braccio di Ferro, personaggio di grido in Giappone ma, per ragioni di diritti d’autore, e questo è il secondo problema, l’idea si ferma al progetto. L’impianto però può essere recuperato e così, in un promettente mix di salti, piattaforme e ostacoli, l’iniziale team “spinaci” composto da Braccio di Ferro, Olivia e Bluto viene sostituito dal carpentiere baffuto Jumpman, una Lady in pericolo e un gorilla rabbioso, i protagonisti di Donkey Kong.