Cristian Chesi è stato condannato a 8 anni e 2 mesi per la morte di Stefano Daveti, il 63enne ex insegnante ucciso due anni fa a colpi di spranga nella sua casa di Morsiano, sull’Appennino reggiano. In aula il 49enne si è lasciato andare alle lacrime e ha ammesso la responsabilità: “Sono stato io, non volevo”. Il pm aveva chiesto 15 anni e 4 mesi.

Stefano Daveti

Si è lasciato andare alle lacrime davanti al giudice che lo ha condannato a 8 anni e due mesi di carcere, Cristian Chesi, il 49enne di Morsiano accusato della morte di Stefano Daveti, ex insegnante e artista ligure di 63 anni, ucciso a colpi di spranga nella sua abitazione sull'Appennino reggiano. Durante l'udienza l'imputato ha ammesso la propria responsabilità e, con la voce rotta dall'emozione, ha detto: "Sono stato io, non volevo…".

L'imputato ha spiegato di essere dispiaciuto per quanto accaduto, rivolgendosi ai familiari della vittima e chiedendo scusa anche alla propria famiglia. Lo ha fatto poco prima della sentenza del giudice dell'udienza preliminare Luca Ramponi, che al termine del processo con rito abbreviato ha stabilito una pena inferiore rispetto a quella chiesta dalla Procura. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani aveva infatti chiesto una condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione, sostenendo la presenza delle aggravanti dei futili motivi e della minorata difesa della vittima. Entrambe le circostanze, però, non sono state riconosciute e il giudice ha concesso a Chesi le attenuanti generiche, quella legata allo stato d'ira dopo una presunta provocazione e quella collegata al risarcimento versato ai familiari di Daveti.