Ci sarebbero altre persone responsabili del sequestro delle due sorelle di 12 e 16 anni scomparse da una casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate a casa di una zia materna a Formia. Oltre alla mamma Valentina D'Acunto, il padre Marco e il compagno della donna, Vincenzo Esposito, fermati nell'ambito della vicenda, sono accusati di sequestro di persona «altre persone in via di identificazione perché privavano della libertà personale» le due ragazzine. E' quanto emerge dal decreto di fermo in base al quale le figlie della donna sarebbero state prelevate il «7 giugno 2026, in piena notte e comunque dopo le ore 2:00, dalla comunità educative Hope di Civitella Alfedena» e portate dai due uomini fino all'abitazione dell'anziana di circa 80 anni dove sono state ritrovate.

Segregate in casa Nell'appartamento, secondo gli inquirenti, le ragazzine sarebbero rimaste «segregate e nascoste, tutto il tempo in camera, all’infuori del pranzo o della cena, non potendo uscire di casa né affacciarsi dal balcone, fino al 21 giugno 2026 ore 21 circa» quando sono intervenuti i carabinieri.Pericolo di fuga Secondo gli inquirenti che hanno disposto il decreto di fermo nei confronti di Valentina D'Acunto, del padre Marco e di Vincenzo Esposito, ci sarebbe un «pericolo di fuga» degli indagati. Un pericolo che, secondo quanto emerge dal decreto di fermo, sarebbe rafforzato dalla «complessità della attività realizzate» e dalle «numerose attività di depistaggio».Nonno e compagno increduli Sono in isolamento, sorvegliati a vista, Vincenzo Esposito, 46 anni, e Marco D'Acunto, 62, rispettivamente compagno e padre di Valentina D'Acunto, la madre delle sorelline scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate domenica sera a Formia, nell'abitazione di una parente. I due sono nel carcere di Sulmona, mentre la donna è nella casa circondariale di Teramo. Tutti sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso. I due uomini, si apprende, mostrano l'atteggiamento di chi finisce in carcere per la prima volta. Il 46enne e il 62enne, riferiscono all'ANSA fonti penitenziarie, sembrano «increduli» per l'epilogo della vicenda, come se non avessero compreso la gravità delle azioni commesseIl legale della madre: Non sapevo stesse mentendoSe avessi saputo che la madre stava bleffando, ne avrei dato notizia all'autorità giudiziaria, anzitutto per le bambine». Lo afferma all'ANSA Enrico Mastantuono, da anni avvocato di Valentina D'Acunto, madre di Sarah e Alisya, e ora difensore di fiducia anche del padre della donna, Marco D'Acunto, e del compagno Vincenzo Esposito, tutti e tre raggiunti da un decreto di fermo con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. «Continuerò a difendere queste persone - aggiunge -. il dovere professionale mi impone di difenderle». Mastantuono racconta di avere vissuto con forte partecipazione i giorni delle ricerche. Dopo quello che definisce «un crollo» avuto domenica mattina, a due settimane dalla scomparsa delle ragazze, la notizia del ritrovamento è arrivata in serata come «un fulmine a ciel sereno». «Ho provato gioia per il ritrovamento delle ragazze in salute e sgomento per tutto il resto - afferma -, per quello che è derivato e per quello che ne deriverà. Le spese le pagheranno le bambine, che non hanno alcuna responsabilità". Parlando della mamma delle bambine, in questo momento in carcere a Teramo, l'avvocato la definisce «una madre apprensiva e amorevole, descritta nelle relazioni come accudente, come una madre non allineata ai diktat dei servizi sociali e poco autoritaria con le figlie». «Non vedo e non sento Valentina da giorni - conclude -. Ho intravisto il compagno e il padre al loro arrivo in caserma a Formia, la sera del ritrovamento: mi sono sembrati spaventati»Il piano architettato dalla mamma Per ricostruire il piano criminale messo in atto dalle persone arrestate per il sequestro delle due sorelle dalla casa famiglia di Civitella Alfedena sono state fondamentali per gli inquirenti le intercettazioni su diversi numeri di telefono. Il decreto di fermo firmato dal procuratore di Sulmona, Luciano D'Angelo, ricostruisce passo passo tutte le fasi del piano, architettato da Valentina D'Acunto, la mamma delle bambine, con l'aiuto del compagno Vincenzo Esposito e del padre Marco D'Acunto, tutti finiti in carcere con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.I telefoni Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 5 giugno, il giorno prima della scomparsa delle bambine, la mamma riceve due telefonate da due numeri risultati poi intestati a due persone fittizie, due pachistani sconosciuti all'anagrafe. Il pomeriggio del giorno successivo, quando poi avverrà il sequestro, D'Acunto chiama a sua volta uno dei due numeri. Sarà l'ultima volta che la mamma utilizzerà il telefono. Da lì in poi si registra silenzio. Si scoprirà in seguito che le sim erano tra le dieci acquistate illegalmente a Napoli, di cui sette ancora disponibili. Le successive intercettazioni disposte sui telefoni del papà, della mamma e degli zii di Valentina D'Acunto hanno reso il quadro ancora più chiaro agli inquirenti che hanno poi fatto scattare il fermo. Nelle varie fasi dell'indagine, tra le utenze telefoniche controllate gli investigatori hanno attenzionato anche i telefoni del fidanzato della maggiore delle ragazze, di un'amica di Alisya e di un'operatore della casa famiglia.