PORDENONE - Una notte di maltempo violento, con oltre una ventina di interventi dei vigili del fuoco del comando di Pordenone tra sabato e domenica. La maggior parte delle chiamate ha riguardato alberi abbattuti dal vento, ma non sono mancati danni più pesanti.
Tra questi lo scoperchiamento di un ricovero per attrezzi agricoli in via Cesiol 53, a San Quirino, nell'azienda agricola dei fratelli Rosy e Paolo Cattaruzza. Hanno perso anche gran parte delle loro coltivazioni a mais nella 70ina di ettari a Sedrano: le piante sono state piegate o spezzate dal vento. Le raffiche hanno strappato parte della copertura del capannone che ospitava mezzi e attrezzature. Fortunatamente all'interno non c'erano animali.
I due agricoltori sono riusciti a mettere in salvo i trattori, mentre la struttura è stata successivamente interdetta per motivi di sicurezza. Guai anche per il raccolto di Denny Cattaruzza, portavoce dell'associazione spontanea agricoltori Pordenone. Sempre a San Quirino si sono registrati danni anche a un'abitazione, dove l'impianto fotovoltaico installato sul tetto è scivolato a causa della forza del vento.
Ma è soprattutto nelle campagne che il maltempo ha lasciato il segno. Distese di mais piegate come fuscelli, ettari di coltivazioni compromesse e agricoltori costretti ancora una volta a fare i conti con eventi atmosferici sempre più estremi. A raccontare quei momenti sono Rosy Cattaruzza, 44 anni, e il fratello Paolo, 43, tra i promotori dell'associazione spontanea agricoltori Pordenone. Entrambi laureati, avevano scelto già ai tempi dell'università di proseguire l'attività di famiglia avviata dal padre e dallo zio. Una scelta di vita, prima ancora che professionale, «ma siamo stufi: non si può più fare agricoltura oggi». «Dalle 9.22 ha iniziato a piovere con un po' di vento raccontano . Poi nel giro di pochi minuti la situazione è peggiorata. Il vento ululava, faceva paura». Le raffiche hanno colpito in pieno l'azienda. La priorità è stata mettere in sicurezza i mezzi agricoli e limitare i danni. «Abbiamo dovuto spostare in fretta sei-sette trattori dal ricovero attrezzi. In quel momento pensavamo solo a salvare quello che si poteva salvare».







