Porsche si prepara a fare pulizia in portafoglio tagliando la gamma di modelli e, in parallelo, a intensificare la cooperazione e le sinergie all’interno del gruppo Volkswagen, di cui il marchio premium è parte integrante. Le scelte sono funzionali al rilancio della marginalità, messa sotto stress dai dazi statunitensi e dalla debole domanda in Cina.
Il nuovo ceo Michael Leiters è pronto a comunicare agli azionisti durante l’assemblea annuale di Porsche il piano per semplificare e snellire il portafoglio, una mossa che riflette gli sforzi più ampi di tutto il gruppo Volkswagen per ridurre la complessità e risollevare la marginalità.
Attualmente Porsche offre circa 85 varianti basate su sei modelli principali. «Il nostro portafoglio è diventato troppo complesso, anche se confrontato con quello dei nostri concorrenti» si legge nelle dichiarazioni di Leiters, che ha assunto la guida a gennaio. Ha poi aggiunto che Porsche incrementerà la cooperazione con il resto del gruppo per ridurre i costi di sviluppo. «Se un numero inferiore di modelli si farà concorrenza a vicenda, ciò produrrà effetti significativi sulla nostra efficienza del capitale».
Le difficoltà che Porsche si trova ad affrontare sono comuni a tutto il settore premium europeo: la scorsa settimana Bmw ha tagliato le stime sul margine automobilistico portandole fino all’1% a causa del calo della domanda e delle crescenti pressioni geopolitiche, evidenziando la crisi che colpisce l’intero settore delle auto di lusso in Germania. Porsche prevede per quest’anno un rendimento operativo sulle vendite compreso tra il 5,5% e il 7,5%. Si tratta di un valore di molto inferiore ai margini a doppia cifra che gli investitori hanno a lungo associato al marchio.













