Sono trascorsi dieci anni dal referendum che nel giugno 2016 ha avviato il percorso della Brexit e cinque anni dalla fine del periodo transitorio. Eppure, per molti cittadini europei residenti nel Regno Unito, alcune questioni fondamentali restano tutt'altro che risolte. A pagarne il prezzo potrebbero essere soprattutto i più giovani.
Il sistema dell'EU Settlement Scheme (EUSS), creato per garantire i diritti dei cittadini europei già residenti nel Paese prima del 31 dicembre 2020, ha consentito a milioni di persone di regolarizzare la propria posizione. Tuttavia, a distanza di anni, continuano a emergere criticità che rischiano di trasformare diritti formalmente garantiti in tutele difficili da esercitare nella pratica.
Uno dei problemi riguarda i tempi. Molti procedimenti, soprattutto quelli relativi a domande più complesse, ricongiungimenti familiari o agli appelli, possono richiedere mesi o addirittura anni. Nel frattempo, i richiedenti rimangono in una situazione di incertezza. E quando si parla di immigrazione, un diritto riconosciuto troppo tardi rischia di diventare un diritto negato. Un'opportunità di lavoro persa, l'impossibilità di iscriversi a un corso universitario o la difficoltà di accedere a determinati servizi possono produrre conseguenze concrete che una decisione favorevole successiva non sempre è in grado di riparare. E questo anche se spesso nell’attesa della decisione i diritti sono protetti: molte famiglie non se la sentono di prendere importanti decisioni di vita senza una vera certezza.











