«Accogliamo con piacere l’interesse intorno a Montepaschi. Il dovere di un board è analizzare, valutare e cercare le opzioni migliori nell’interesse dei nostri azionisti, ed è questo che stiamo facendo». Luigi Lovaglio prende la parola alla Mediobanca 12th Italian Ceo Conference nel primo intervento pubblico dopo il lancio - lo scorso 8 giugno - dell’opas congiunta da 30 miliardi di Intesa Sanpaolo e Uniplo su Siena.

Interpellato su risiko bancario, consolidamento europeo e integrazione con Mediobanca, il ceo ribadisce più volte gli obiettivi raggiunti dalla sua governance: «La rinascita di Montepaschi negli ultimi anni ci ha portati a essere un top player, altamente attraente. Quando una banca è riconosciuta, anche a livello istituzionale, come un gioiello, è chiaro che lo standard di qualsiasi transazione diventa naturalmente più alto. Quattro anni fa Mps aveva 300 milioni di capitalizzazione, oggi il market cap è di 30 miliardi, e pensiamo che il nostro valore non sia del tutto riconosciuto». Il messaggio che tiene a ribadire è che al momento il board sarà cauto. «C’è un processo, ci sono regole, voglio attenermi a quello. Con il board siamo pienamente impegnati ad analizzare tutte le opzioni nell’interesse di tutti gli stakeholder e gli azionisti, e questo è un dovere che mi sento del tutto a mio agio nel confermare al mercato e a tutti. Per noi è importante continuare a lavorare in questa direzione, perché credo davvero che il nostro dovere sia rendere il valore di Monte dei Paschi ancora più riconoscibile di quanto sia oggi». Sulla posizione di Mps rispetto all’Opas, e sulle azioni consentite mentre l’istituto è soggetto alla passivity rule - la norma che limita le contromosse del consiglio durante un’offerta - Lovaglio ne richiama la finalità. «Lo dico molto chiaramente: la passivity rule esiste per proteggere gli azionisti e noi la rispettiamo pienamente».