La “terza provetta” di Alex Schwazer che vuole smontare il sistema dell’antidoping dopo la positività all’EPO riscontrata dalla NADA: punta tutto sulla manipolazione.

Il caso di Alex Schwazer ha scosso l'intero mondo sportivo italiano. Il marciatore azzurro è stato sospeso in via precauzionale dalla NADA (l'Agenzia Nazionale Antidoping tedesca) perché nel sangue e nelle urine sono state trovate tracce di eritropoietina (EPO). Terzo scossone del genere nella sua carriera dunque dopo i casi del 2012, prima delle Olimpiadi di Londra, e del 2016. In caso di condanna ora Schwazer rischia la radiazione. Una situazione assolutamente inaspettata per Schwazer e la sua difesa che adesso per tutelarsi – come raccontato dall'avvocato e il suo ex tecnico Donati – aveva ottenuto e conservato un altro campione di urine non manipolabile che assicurerebbe l'assenza di doping nel suo corpo: la terza provetta. Il 26-27 aprile 2026 Schwazer aveva partecipato ai campionati tedeschi di marcia su strada vicino Francoforte.

L'azzurro riuscì a distinguersi facendo il miglior tempo italiano di sempre (intorno alle 3h01’). Al termine della gara è stato sottoposto al controllo antidoping: urine e sangue. Da qui nasce la terza provetta. Nel prelievo standard antidoping l'atleta urina in un contenitore e così si divide il campione in flacone A (60 ml) e flacone B (30 ml) prima di sigillare il tutto in presenza del Doping Control Officer e del proprio rappresentante. Il residuo rimasto nel contenitore di raccolta viene di solito usato solo per misurare la densità specifica e poi buttato via sotto gli occhi dell’atleta. Nel caso di Schwazer, invece, il residuo di urina nel contenitore è stato conservato in una terza provetta sigillata. La richiesta di poter fare questo, da parte dello stesso Donati, è stata accettata (e verbalizzata). Ora la difesa di Schwazer vorrebbe farla analizzare chiedendo la controanalisi del flacone B solo se verrà analizzata anche la terza provetta conservata da Donati. In questo modo si vorrebbe provare la manipolazione delle urine di Schwazer, l’inaffidabilità della catena di custodia sulla trasparenza dei laboratori e sulla possibilità di errori.