Diamondback Energy, il produttore di petrolio del Texas occidentale, è una delle grandi compagnie petrolifere americane che stanno perforando di più da quando è iniziata la guerra. Altri colossi di scisto onshore come ConocoPhillips ed EOG Resources, stanno facendo lo stesso: hanno deviato risorse e allargato investimenti per perforare nuovi pozzi oppure espandere quelli esistenti (più facile e più veloce), principalmente nel bacino del Permiano - il cuore dell'industria dello scisto degli Stati Uniti. Competitors più grandi come Chevron e Exxon Mobil hanno invece scelto di non cambiare i loro piani. Non si fidano. E con la riapertura di Hormuz si vedrà chi ha avuto ragione. Ma va detto: il nuovo traguardo segnato a maggio dagli Stati Uniti di Trump come primo Paese petrolifero al mondo, davanti anche all’Arabia Saudita (causa guerra) e anche alla Russia, è merito proprio dello shale oil (petrolio di scisto). Altro che cowboy del fracking: compagnie come Diamondback Energy non escono da un western. Guidate da ingegneri e finanzieri per puntare sull’inversione della narrativa: dal crollo pronosticato a quantomeno un incremento.