di
Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio
Il 18enne alla guida, Gabriele Popovici, è a San Vittore con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato. Dopo aver raggiunto la riva è tornato a nuoto verso l'auto per estrarre la 17enne dall'abitacolo
«Durante il tragitto per tornare a casa abbiamo detto più volte a Gabriele di rallentare, sino a quando, arrivati a una curva stretta, andava dritto e finivamo con l’auto ribaltata nel canale pieno d’acqua». Sono parole drammatiche, quella dei ragazzi che miracolosamente sono sopravvissuti all'incidente di Senago. Racconti identici, lo choc dell’Audi A2 che si riempie d’acqua, i corpi d’improvviso in balia della corrente del Villoresi, il tentativo disperato di mettersi in salvo. Tutti concordi nel ricordare, nonostante l’alcol bevuto in discoteca quella notte, che inizialmente il 18enne alla guida, Gabriele Popovici — ora a San Vittore con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato —, «guidava con un’andatura adeguata essendo in nove in macchina».
Poi proprio in corrispondenza di via per Cesate, la strada stretta che attraversa le Groane, il ragazzo «accelerava senza motivo»: «Tutti subito ci siamo lamentati dicendogli di rallentare», il racconto di un 17enne, «ma non abbiamo neanche finito di dirglielo che la macchina ha perso stabilità: ho sentito un senso di vuoto, e ci siamo ritrovati ribaltati nel canale pieno d’acqua». Chi parla è il ragazzo che era seduto sul sedile anteriore dell’Audi. Sulle sue ginocchia c’era Riccardo Provasi, una delle tre vittime 17enni, insieme a Lorenzo Benin e Camilla Copparoni. «Io ero seduto davanti con in braccio Riccardo che aveva in mano il telefonino con il navigatore». I ragazzi non conoscevano la strada che avrebbe dovuto riportarli a Paderno Dugnano dopo la serata alla discoteca «Line» di Lainate. E per questo si comprende ancora meno perché chi guidava avrebbe iniziato ad accelerare pericolosamente proprio nel tratto più buio e stretto.











