Dopo le polemiche l’Università di Torino ha dato mandato di rimuovere i manifesti legati a Primo Levi nell’ambito della campagna di orientamento dell’ateneo. La decisione arriva a seguito di diverse critiche interne ed esterne all’Università. Da un lato la parola «matricola», che nell’ambito accademico indica il numero di iscrizione, ma secondo alcuni nel caso di Primo Levi evoca un doppio senso di cattivo gusto. Dall’altro il riferimento al libro “Se questo è un uomo”, con accanto lo slogan «Anche la tua storia inizia da qui». Una frase che si trova in tutti i manifesti – infatti il volto dello scrittore e testimone della Shoah compare accanto a quelli di altri ex studenti illustri scelti da UniTo, dal premio nobel Rita Levi Montalcini allo scrittore Umberto Eco – ma che nel caso di Levi ha suscitato non poche critiche. Il punto non è il legame biografico tra Levi e UniTo. Ma il fatto che il successo di quel libro venga associato a un messaggio promozionale. La difesa dell’agenzia pubblicitaria L’ateneo quindi fa dietrofront e ordina di rimuovere i manifesti oggetto di critiche. La rettrice Cristina Prandi non commenta la vicenda. Lo fa invece Pasquale Cimaroli, il titolare dello studio di comunicazione con cui questa campagna è stata realizzata, la CPalquadrato di Roma. «È una polemica che non ci aspettavamo riguardo a un’operazione che ha uno spirito nobile, in cui abbiamo messo in evidenza tutte le figure importanti che hanno studiato in ateneo».
Da testimone della Shoah a testimonial dell’università: ora l’ateneo ritira i manifesti di Levi
La decisione dopo le polemiche dei giorni scorsi. Ma l’agenzia di comunicazione di UniTo rilancia: “Il dietrofront non è un’ammissione di colpa”






