C’è polemica intorno al cartellone pubblicitario dell’Università di Torino che ritrae Primo Levi, affisso in vari punti di Torino e non solo. Tant’è che l’ateneo corre ai ripari e annuncia una “revisione” di quella parte della campagna. Il contesto è questo. L’Università ha diffuso in tutta la città dei cartelloni pubblicitari con i volti dei suoi ex studenti più celebri per invogliare i ragazzi a iscriversi a settembre. C’è Rita Levi Montalcini, “matricola nel 1930 e premio Nobel nel 1986”. C’è Umberto Eco, “matricola nel 1950, dà un nome alla rosa nel 1980”. E c’è Primo Levi, “matricola nel 1937, Se questo è un uomo nel 1947”. “Anche la tua storia inizia qui” concludono i manifesti. La polemica inizia qui. «Primo Levi non divenne scrittore perché Unito lo aveva formato bene. Divenne scrittore perché l’umanità aveva bisogno di un testimone, e lui sentì il dovere di esserlo – scrive Dario Ujetto, esperto di marketing, sui social – Presentare quell’opera come un “successo” riconducibile alla formazione universitaria significa fraintenderne radicalmente l’origine e la natura». Lo scrittore Stefano Andreoli attacca: «Qual è il messaggio? Studiate da noi e se per caso finirete in un lager riuscirete a cavarvela?».