VENEZIA - A rileggerle ora, quattro mesi dopo la fine delle Olimpiadi, certe intercettazioni fanno pensare. Prima dell’evento, dentro la Fondazione committente serpeggiava il malcontento per la scarsa qualità dei servizi informatici, definiti un «disastro» tale da alimentare il timore di «fare figuracce». Ma anche qualche dipendente del partner Deloitte ammetteva esplicitamente le criticità del sito Internet: «Non oso immaginare durante i Giochi cosa non succederà». Tutto questo dopo che era stata accantonata la precedente fornitura della società Vetrya-Quibyt, ottenuta seguendo il suggerimento di modificare i parametri economici per le varie componenti della gara: «Abbassa app e alza web...». Secondo la Procura meneghina, l'affidamento dell'ecosistema digitale sarebbe stato viziato dalla turbata libertà degli incanti e dalla corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. Due ipotesi di reato che però decadrebbero se, dopo l'udienza pubblica di oggi, la Corte Costituzionale dovesse dichiarare legittima la norma interpretativa con cui il Governo ha dichiarato che Milano Cortina 2026 è un'entità di diritto privato.

La questione A sollevare la questione di costituzionalità è stata la giudice per le indagini preliminari Patrizia Nobile, che già aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano con i sostituti Francesco Cajani e Alessandro Gobbis. L'istanza dei pubblici ministeri era apparsa giudiziariamente suicida, ma era dovuta al fatto che l'11 giugno 2024 (e cioè venti giorni dopo le prime perquisizioni) era stato varato il decreto-legge che di fatto “privatizzava” MiCo. Infatti il testo di Palazzo Chigi ha stabilito non solo che le sue attività «non sono disciplinate da norme di diritto pubblico», ma pure che la Fondazione «non riveste la qualifica di organismo di diritto pubblico» e che anzi «opera sul mercato in condizioni di concorrenza e secondo criteri imprenditoriali». Secondo quanto riassunto dall’ordinanza del Tribunale, i pm hanno ribattuto «come l’interesse pubblico perseguito dalla Fondazione risieda nella organizzazione delle Olimpiadi» e hanno posto in risalto «la natura pubblica dei soggetti fondatori di Fondazione e le garanzie pubbliche agli impegni dalla stessa assunti». Stando invece ai pareri dell'Avvocatura dello Stato (che nel giudizio costituzionale sarà rappresentata da Alberto Giovannini e Carla Colelli), allegati dalle difese dei 7 indagati, «la Fondazione non riceve finanziamenti pubblici, essendo il suo patrimonio, al netto della dotazione iniziale, costituito dai contributi, versamenti, entrate e corrispettivi derivanti dalla promozione dell'evento», tanto che il prodotto finale è stato «offerto sul mercato delle sponsorizzazioni e dei diritti televisivi». Le ripercussioni Accogliendo la domanda dei pm Siciliano, Cajani e Gobbis, la gip Nobile ha reputato «rilevante e non manifestamente infondata» la questione di legittimità costituzionale, su cui adesso dovrà pronunciarsi la Consulta. Secondo la giudice, «a dispetto della sostanziale natura di organismo di diritto pubblico dell'ente e senza modificarne la struttura, le funzioni assegnategli nel perseguimento di un interesse pubblico generale e la provenienza pubblica del suo finanziamento», la norma «ha arbitrariamente sottratto» Milano Cortina 2026 «all'applicazione di norme di diritto pubblico e in particolare al regime dell'evidenza pubblica», stabilendo che possa operare «soggiacendo alle sole norme di diritto privato». Con quali ripercussioni? Se la legge di conversione del decreto dovesse rimanere in vigore, cadrebbe il reato di turbata libertà degli incanti, in quanto l’ente non avrebbe avuto l'obbligo di «seguire la procedura dell'evidenza pubblica nell'assegnazione dei contratti». Inoltre verrebbe meno la qualifica di «pubblico ufficiale» o «incaricato di pubblico servizio» nella valutazione della corruzione, attualmente contestata a Vincenzo Novari (ex amministratore delegato della Fondazione), Massimiliano Zuco (già dirigente della stessa MiCo) e Luca Tomassini (fondatore di Vetrya e Quibyt). Gli altri indagati per la turbativa sono i manager Daniele Corvasce e Marco Moretti per Milano Cortina 2026, Luigi Onorato e Claudio Colmegna per Deloitte. Il verdetto che verrà pronunciato dalla Corte Costituzionale, sulla base dell’udienza pubblica di oggi, dirà se il procedimento penale potrà proseguire oppure no.