VERONA - La notizia piomba a Verona dove la Fondazione Milano Cortina è impegnata a raccontare come sarà la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali il prossimo 22 febbraio all'Arena. Ma a far discutere è il fatto che della natura giuridica della Fondazione - ente privato anche se partecipato solo da soci pubblici - si occuperà la Corte costituzionale. Ed è così che a Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, non resta che ammettere: «Se dico che mi preoccupa, preoccupa tante altre persone. Se dico che non mi preoccupa, è sbagliato».

Il governatore del Veneto, Luca Zaia glissa: «Concentriamoci sui Giochi». E anche dal ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini, presente pure lui a Verona, si fa sapere di non avere competenze in materia. Poi, però, da Treviso il vicepremier sbotta: «Io spero che, siccome le Olimpiadi sono l'immagine di tutta Italia, tutto il sistema Paese remi nella stessa direzione. E quindi almeno fino alla chiusura dei Giochi olimpici e paralimpici, e quindi fino a marzo, nessuno metta a rischio la buona riuscita dei Giochi. Poi da metà marzo in poi ragioniamo di tutto».

Sono però durissime le parole con cui la gip di Milano Patrizia Nobile, come richiesto dalla Procura diretta da Marcello Viola, ha deciso di sollevare davanti alla Consulta la questione di «legittimità costituzionale» del decreto del giugno dello scorso anno, convertito in legge, che ha ribadito la qualificazione di ente di diritto privato della Fondazione. Con una norma «ad hoc» il governo Meloni ha creato «una irragionevole zona franca per i dipendenti» della Fondazione Milano Cortina 2026 che, «a dispetto degli interessi pubblici» che gestiscono, «godono di una sostanziale immunità».