La gip di Milano Patrizia Nobile, come richiesto dalla Procura nei mesi scorsi, ha sollevato davanti alla Consulta la questione di "legittimità costituzionale" del decreto del Governo Meloni del 2024, convertito in legge, che ha ribadito la qualificazione di ente di diritto privato della Fondazione Milano-Cortina, tema centrale in un'inchiesta milanese con al centro affidamenti diretti pilotati, tra 2020 e 2021, in cambio di ipotizzate tangenti per i servizi digitali.
Per i pm, infatti, la Fondazione è organismo di diritto pubblico, non privato, e quel decreto ha di fatto bloccato le indagini della Procura.
La giudice ha sospeso, al momento, il giudizio sui sette indagati del procedimento, perché prima la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sul decreto del governo, valutando la legittimità costituzionale.
Secondo la giudice, in particolare, una norma del decreto viola ed è contraria a una direttiva dell'Ue del 2024.
L'intervento "normativo della cui legittimità si discute", ossia il decreto del governo Meloni del 2024 che ha ribadito che la Fondazione Milano Cortina 2026 è ente di diritto privato, ha escluso "l'attribuzione della qualifica di organismo di diritto pubblico", nonostante "la sussistenza dei requisiti previsti dalla direttiva" dell'Ue 2014 del 2024 e, dunque, "in violazione della stessa". E ciò "con incidenza in un procedimento che ha ad oggetto fattispecie penali", come la corruzione, che sono "anche oggetto di uno specifico obbligo sovranazionale di penalizzazione", come la Convenzione delle Nazioni Unite "contro la corruzione". Lo scrive la gip di Milano Patrizia Nobile nelle 53 pagine, molto tecnico-giuridiche, dell'ordinanza con cui ha sollevato, davanti alla Consulta, la questione di "legittimità costituzionale" del decreto del Governo dello scorso anno, come chiedevano i pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis, coordinati dall'aggiunta Tiziana Siciliano.













