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Ultimo aggiornamento: 15:08
Trasformando la Fondazione Milano-Cortina in un ente di diritto privato, il governo Meloni l’ha “arbitrariamente sottratto all’applicazione di norme di diritto pubblico”, creando di fatto una “zona franca” nella quale i dipendenti “godono di una sostanziale ‘immunità'”. Per la giudice per le indagini preliminari di Milano Patrizia Nobile ci sono fondati dubbi sulla “legittimità costituzionale” del decreto del giugno 2024 che ha azzoppato le inchieste della procura sugli appalti dell’ente che organizza le Olimpiadi invernali del 2026 e per questo ha rimandato alla Consulta la decisione.
Nell’argomentare la scelta giuridica, la giudice parla di “irragionevolezza” dell’intervento normativo: “È tanto più palese se si considerano gli interessi giuridici protetti dalla normativa che si è resa inoperativa”, sottolinea ricordando che la procedura dell’evidenza pubblica “tutela la libera concorrenza” e “la pari opportunità tra gli aspiranti a contrarre con l’amministrazione pubblica, prevenendo favoritismi”. Non solo, perché sul “piano interno” inquadrare la Fondazione come ente pubblico tutela inoltre “il rispetto del principio del buon andamento, attraverso la scelta del migliore contraente per l’organismo di diritto pubblico, secondo i parametri dell’efficacia e dell’economicità”, poiché il “perseguimento della finalità pubblica” deve avvenire “in maniera efficiente e senza ‘sprechi’, attraverso l’adozione dei mezzi più adatti e meno costosi”.











