BELLUNO - “Commissario” da tre anni. In realtà direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti. La sua scrivania, nell’ufficio di via Feltre, è già vuota. Solo un fascicolo campeggia: l’atto aziendale, ovvero il documento che, dell’azienda, sancisce l’organizzazione. Giuseppe Dal Ben - trevigiano di Oderzo, 69 anni - è agli sgoccioli: martedì primo luglio lascerà l’incarico. Il successore? A tutt’oggi non c’è ancora un nome certo, anche se i papabili sarebbero soltanto due: Achille Di Falco e Claudio Pilerci. Era il 16 maggio 2023 quando Dal Ben prese il timone della sanità provinciale. Un incarico a scavalco, visto che già dirigeva l’azienda ospedaliera-universitaria di Padova. La nomina era stata necessaria dopo la prematura scomparsa della direttrice generale Maria Grazia Carraro.
Di programmi, per la sanità provinciale, ne ha stilati tanti: quali saranno i suoi nei prossimi mesi? «Vado qualche giorno in Calabria. Poi? Non ci ho proprio pensato. Di certo mi dedicherò alle escursioni: la montagna resta una delle mie grandi passioni».Lei venne nominato dall’ex presidente del Veneto, Luca Zaia. Rapporti ottimi tra voi due, si sa. Come si sa che molti sindaci della provincia di Belluno con lei hanno avuto una collaborazione più che cordiale e la vorrebbero ancora alla guida della sanità bellunese. C’è da chiedersi, allora: con Alberto Stefani come va? È lui a non voler prolungare la sua nomina? «Con il presidente Stefani i rapporti sono altrettanto buoni. Non c’è una sua volontà di mettermi da parte, ma ci sono delle normative che vanno rispettate e che non prevedono ulteriori possibilità di incarico come direttore generale».Ora che se ne va c’è un sassolino che vuole togliersi? «Camminando ne ho pestati tanti di sassi... e ci sono passato sopra. Andando oltre».Nella sua prima intervista, tre anni fa, lei rimandò al mittente l’accusa di essere un direttore generale a mezzo servizio a Belluno, perché impegnato pure a Padova. Alla fine come ha fatto a gestire le due aziende? È vero che si alzava alle 5 e alle 7 era già in ufficio a Belluno? «Vero. Volevo essere sul posto di lavoro presto per poter accogliere i miei collaboratori nel briefing quotidiano delle 8. Poi andavo a Padova, al pomeriggio: dalle 14 alle 20. In sostanza credo di aver dedicato ad entrambe le aziende il tempo necessario per poter svolgere il lavoro che mi era stato affidato».Entriamo nei dettagli dell’Ulss 1: il Cadore e il Comelico le sue spina nel fianco? «Assolutamente no. Certamente sono due zone belle quanto particolari a cui ho cercato di dare quelle risposte, in ambito sanitario e sociosanitario, nel modo più ampio possibile all’interno di un difficile contesto sanitario nazionale».Due sono i vuoti dirigenziali che lei non ha colmato: Cristina De Marco, direttrice sanitaria, è passata all’Ulss 2 Trevigiana, Sandro Cinquetti, a capo del Dipartimento di prevenzione, è in andato in pensione. «Sono nomine importanti ed è giusto che sia il mio successore a scegliere persone di sua fiducia».A proposito di chi verrà dopo: cosa lascia in eredità? «Non cifre e numeri, ma fatti concreti».Il nuovo direttore generale dell’Ulss 1 sarà nominato entro venerdì, con delibera firmata da Alberto Stefano: lo incontrerà? «Non so chi sarà, se lo riterrà sarò senz’altro disponibile».Un’ultima domanda: lei è un poco bellunese, se non altro per la sua casa ad Auronzo di Cadore. Pregi e difetti dei bellunesi? «Frequento le montagne della provincia da quando avevo 7-8 anni. Hanno difetti e pregi come tutti. A me resta il ricordo di una comunità bella tosta di cui ho apprezzato il modo costruttivo e collaborativo con cui si è posta nei miei confronti».







