Come volevasi dimostrare Matteo Salvini ha vinto la competizione in cui correva da solo. Nei gazebo leghisti allestiti a Milano nel weekend, le «primarie» del Carroccio per il futuro sindaco meneghino, il segretario è stato il più votato dai 10mila militanti che il partito ha detto esseri recati alle urne.
IL SEGRETARIO, in difficoltà per le turbolenze nordiste che agitano il partito e la sua leadership, ha così ottenuto il (mezzo) plebiscito che cercava. Con lui, l’altro nome più gettonato è stato quello di Silvia Sardone: eurodeputata, vicesegretaria del Carroccio, consigliera comunale a Milano, è la pedina con cui Salvini intende agitare le acque del centrodestra in vista delle amministrative del prossimo anno. «Che in 5mila abbiano scritto il mio nome per me è motivo di orgoglio, ma faccio il ministro e continuo a fare il ministro. Sardone è una risorsa assolutamente importante» ha detto ieri mattina Salvini all’esito della consultazione. Lei per parte sua si è mostrata molto più cauta, consapevole che al tavolo della coalizione ognuno ha in mente una candidatura diversa e che il suo nome non scalda, fino quasi all’ostilità aperta, né Forza Italia né Fratelli d’Italia. «Sono onorata, ringrazio i tanti cittadini che hanno scritto il mio nome ma non erano primarie di coalizione, quindi attendo o le primarie di coalizione o che i partiti si incontrino» si è subito schermita.










