Nel giro di qualche anno, le colonie israeliane tra Betlemme e Hebron saranno raggiungibili comodamente in tram, rendendo più concreto il progetto della Grande Gerusalemme. L’annuncio, colmo di soddisfazione, è giunto dalla ministra israeliana dei Trasporti, Miri Regev, che ha parlato di un «passo storico» perché, ha spiegato, la linea tranviaria ridurrà i tempi di percorrenza tra la città e gli insediamenti meridionali, alleviando la congestione del traffico e offrendo ai coloni un trasporto pubblico più veloce. Parole che hanno fatto esultare Yoron Rosenthal, presidente del Consiglio regionale delle colonie di Gush Etzion. «Ringraziamo la ministra Miri Regev, una vera partner nello sviluppo di Gush Etzion e nella rivoluzione dei trasporti che stiamo portando avanti nella regione».

Il villaggio di Beit Ummar è lì vicino, a pochi chilometri da Gush Etzion. Ma difficilmente i suoi abitanti potranno salire sul tram, perché il progetto è volto a facilitare non i movimenti dei palestinesi bensì quelli dei coloni nelle aree a sud di Gerusalemme. E in ogni caso, i palestinesi hanno bisogno di un permesso speciale delle autorità militari per entrare a Gerusalemme. Certo, su quel tram non saliranno i cugini Reda Awad, 15 anni, e Issa Awad, 19 anni, uccisi ieri mattina da spari dell’esercito israeliano vicino all’insediamento coloniale di Karmei Tzur, nei pressi di Beit Ummar. I due ragazzi sono stati colpiti, stando al racconto di testimoni, perché lanciavano pietre contro le auto dei coloni in transito nella zona. A Beit Ummar, negli ultimi due mesi, l’esercito israeliano ha chiuso le strade di accesso al villaggio con il pretesto di voler riportare l’ordine e mettere fine a una faida tra le famiglie Ikhlil e Abu Ayyash che si protrae da quattro anni e che ha causato almeno sette morti. Così facendo ha trasformato il villaggio in una prigione dalla quale non si entra e non si esce.