Con una circolare diramata nella notte tra il 16 e il 17 giugno 2026, il primo ministro Sébastien Lecornu ha disposto l’introduzione di test antidroga salivari, obbligatori e a sorpresa, destinati a ministri, membri dei gabinetti e alti funzionari.

Il provvedimento colpisce il baricentro dello Stato. Non prevede controlli generalizzati sull’intera amministrazione pubblica, ma un filtro mirato sulle figure strategiche della Repubblica: ambasciatori, prefetti, rettori e tutti coloro che dispongono di un nulla osta di sicurezza e maneggiano informazioni classificate e dossier sensibili.

Per attestare la serietà dell’iniziativa e sottrarla all’accusa di essere meramente punitiva, circa due settimane prima della circolare lo stesso Lecornu si è sottoposto al test insieme ai suoi più stretti collaboratori a Matignon.

Non è solo una questione morale, ma di sicurezza nazionale. Il cambio di paradigma è netto: l’eventuale consumo di sostanze ai piani alti non viene trattato unicamente come problema sanitario o disciplinare, bensì come minaccia alla tenuta dello Stato. Un alto funzionario che faccia uso di droghe, soprattutto in modo occulto, espone se stesso e le istituzioni a una significativa vulnerabilità.