Il governo tedesco ha rincarato la dose del suo “no” alle mire di UniCredit su Commerzbank, dichiarando al quotidiano Handelsblatt di non avere intenzione di vendere la sua quota vicina al 12,7% che lo posiziona secondo azionista dopo Gae Aulenti. Con questa decisione, Berlino intende bloccare “i piani” della banca italiana sulla seconda banca tedesca, tra i quali potrebbe esserci ipoteticamente – ma non è stato mai dichiarato - un delisting come avvenuto all’epoca dell’acquisizione amichevole del 100% delle azioni di HVB. I cosiddetti “piani su Commerz” sono giudicati dal governo “insostenibili”, in particolare nell’interesse delle piccole e medie imprese tedesche. Ma secondo Berlilno non vanno neppure “nell’interesse degli stakeholders di UniCredit”. Il Ministero delle Finanze tedesco, contattato da Il Sole 24 Ore, non ha risposto alle domande.

Il governo tedesco ha chiarito inoltre ad Handelsblatt di voler respingere «fermamente gli approcci aggressivi», tra i quali quello di UniCredit: utilizzando il termine “aggressivo” già usato dalla Finanzagentur lo scorso venerdì nel respingere, tramite il Fondo di stabilizzazione, l’Offerta pubblica di scambio volontario a causa del premio “non appropriato”. Berlino ha reiterato che «continuerà ad agire nell’interesse dei dipendenti di Commerzbank, delle Mittelstand tedesche e di Francoforte in qualità di centro finanziario». La difesa degli interessi degli azionisti spetta evidentemente solo al consiglio di amministrazione della banca, che tramite l’ad Bettina Orlopp continua a porre due condizioni per poter tornare al tavolo delle trattative: un premio adeguato al valore della banca e il rispetto dell’attuale business model, incentrato nell’offerta di servizi finanziari alla clientela corporate Mittelstand in Germania e soprattutto nel mondo.