È bastata un'intervista telefonica del tutto inattesa a demolire quel canale privilegiato che Giorgia Meloni credeva di aver costruito, lentamente - e col senno di poi - incautamente, con Donald Trump. Una rottura, al momento limitata ai rapporti diplomatici e soprattutto politici tra Roma e Washington, che arriva però in un momento non proprio favorevole della congiuntura: i dazi americani al 15% sulle merci europee, il gas Usa diventato prima fonte di approvvigionamento di gnl per l'Italia e un tessuto produttivo già piuttosto compresso dagli shock esterni, quindi con ben pochi margini per assorbire nuovi, inaspettati colpi. Il presidente americano in passato non ha esitato nell'introduzione di restrizioni commerciali di pancia, minacciando o imponendo tariffe di dimensioni spropositate per ragioni più politiche che economiche. La Cina, l'India, e di recente il vino francese ne sanno qualcosa. E anche se al momento non c'è alcun segnale che possa farlo, c'è il timore che la furia di Trump possa colpire Roma. Ecco quindi dove la Casa Bianca può fare più male.
Italia e Stati Uniti sono legati da relazioni economiche difficili da sostituire. Del resto gli Usa sono il primo mercato di sbocco per le esportazioni italiane fuori dall'Unione europea. Nel 2025 l'Italia ha venduto oltreoceano merci per 76,4 miliardi di dollari, quasi un quarto di tutto il suo export extra-Ue e più di quanto venda a Francia e Spagna messe insieme. Un elemento che vale la pena ricordare ogni volta che si parla di dazi o ritorsioni.












