È fondamentale che le due sorelle minorenni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena lo scorso 7 giugno e ritrovate a Formia nella casa di una parente della madre, dove sono state tenute nascoste per richiesta della stessa genitrice, tornino ora in un ambiente protetto, ossia alla permanenza in una struttura specializzata che funga da "incubatrice". Secondo Daniela Chieffo, responsabile dell'unità operativa di Psicologia Clinica del policlinico Gemelli-Università Cattolica, in questo momento è infatti cruciale che le due ragazzine, "fortemente traumatizzate dopo l'esperienza di 'reclusione' vissuta, rientrino in un ambiente dove siano tutelate e al contempo allontanate da influenze emotive familiari, con l'obiettivo di avviare un percorso mirato di recupero dal trauma".

L'ambiente familiare, sottolinea l'esperta, "non tutelerebbe in questa fase le ragazzine, nè sarebbe l'ambiente migliore per la loro ripresa. E' invece necessario un ambiente 'cuscinetto', tutelato e protetto, come appunto una Casa famiglia che faccia da 'incubatrice': un luogo cioè dove le ragazzine si possano sentire protette e avvolte dal sostegno di figure terze di supporto ma dove al contempo, proprio come in una incubatrice, possano ripristinare, lontane da influenze esterne, una serie di circuiti psicologici ora 'spezzati' dall'esperienza vissuta". E' importante che in questa prima fase vivano quindi in un ambiente "asettico emotivamente", che sia cioè "esente da reazioni emotive legate ai familiari, al padre e alla madre": "Devono concentrarsi su se stesse, seguite da specialisti, con un percorso di psicoterapia individuale e focalizzato sul trauma. La priorità è che siano ascoltate e che vengano messe nelle condizioni di liberare le proprie emozioni evitando il più possibile qualunque condizionamento esterno".