Quando le sorelle fuggite da una comunità di accoglienza sono state ritrovate a Formia, il mistero si è ristretto fino a entrare in una casa di parenti e a riportare tutto là dove, forse, era cominciato davvero: dentro una lunga guerra tra adulti, fatta di decisioni giudiziarie, relazioni tecniche, accuse incrociate e legami familiari mai ricomposti.

La vicenda di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse dalla comunità educativa di Civitella Alfedena, in Abruzzo, non è soltanto la storia di un allontanamento durato circa due settimane. È anche il punto di caduta di un conflitto familiare che il Tribunale di Cassino aveva messo nero su bianco già il 28 maggio 2026, quando ha revocato la responsabilità genitoriale soltanto alla madre, Valentina D’Acunto, indicando nella donna una “pervicace opposizione” alla ripresa dei rapporti tra le figlie e il padre, con atteggiamenti definiti “manipolatori e condizionanti” nei confronti delle minori. Adesso che le ragazze sono state ritrovate vive e in buone condizioni, l’angoscia più immediata si è sciolta. Ma restano aperte le domande più difficili: come sia stato possibile portarle via da una struttura protetta, chi abbia aiutato il loro trasferimento fino al Lazio, quali falle abbia mostrato il sistema di vigilanza e quanto abbia pesato, in questa storia, il conflitto tra i genitori.