Cara Ester Viola,

Ti scrivo perché sono bloccata nel ricordo di una storia mai decollata, nata in un vecchio contesto lavorativo che per me era come una famiglia. Lì ho conosciuto un collega poco più grande di me. Eravamo entrambi impegnati, ma tra noi c’era un’intesa speciale, un’attrazione latente che rendeva ogni giornata elettrica.

Poi le cose sono cambiate: lui ha deciso di rimettersi in gioco, cambiando radicalmente percorso di vita e di studi. Io sono andata in ansia. Mossa dalla paura di perderlo e dal bisogno di trattenere quella magia, ho fatto troppa pressione, diventando opprimente. Per reazione, qualche tempo fa lui ha messo un confine netto, limitando i contatti sulle app di messaggistica. Di recente ho provato a scrivergli un SMS di scuse, ma ho ricevuto solo silenzio. Qui mi scontro con due pareri opposti: i miei amici personali mi dicono di guardare avanti, mentre gli amici che abbiamo in comune mi consigliano di dargli tempo. Io nel frattempo cerco di concentrarmi sui miei impegni, ma lo faccio con un peso enorme sul petto. La verità è che non mi manca solo lui: mi manca l’atmosfera di quel periodo, l’idea di noi due dentro quel micro-mondo perfetto. Come si accetta il silenzio di chi amiamo quando sentiamo di aver perso, insieme a quella persona, il momento più felice della nostra vita?