La storia di Alex Schwazer sembrava una delle più controverse e discusse dello sport italiano. Oro olimpico nella 50 chilometri di marcia ai Giochi di Pechino del 2008, il marciatore altoatesino era precipitato pochi anni dopo nel vortice del doping: una prima squalifica nel 2012 per uso di eritropoietina (EPO), seguita da una seconda vicenda nel 2016, alla vigilia delle Olimpiadi di Rio, che gli è costata un’ulteriore squalifica e anni di battaglie giudiziarie e sportive. Oggi il suo nome torna nuovamente al centro delle cronache. L’Agenzia nazionale antidoping tedesca (NADA) ha infatti aperto un procedimento nei suoi confronti dopo aver rilevato tracce di eritropoietina sia nei campioni di sangue sia in quelli di urina prelevati durante i campionati tedeschi di marcia su strada. La positività è arrivata pochi mesi dopo il record italiano della maratona di marcia ottenuto da Schwazer ad aprile sulle strade di Kelsterbach, in Germania, risultato che aveva riacceso le speranze di una convocazione in azzurro per i prossimi Campionati Europei.
In attesa che la vicenda venga chiarita e che l’atleta possa fornire la propria versione dei fatti, il nuovo caso riporta inevitabilmente sotto i riflettori una parola che continua a dividere l’opinione pubblica: doping. Ma che cosa significa esattamente doparsi? Perché sostanze come l’eritropoietina sono vietate? E soprattutto, quali rischi comportano per la salute? Domande che riguardano non solo gli atleti professionisti, ma anche migliaia di sportivi amatoriali e, in alcuni casi, persone che assumono farmaci perfettamente legali senza sapere che contengono sostanze presenti nelle liste antidoping.










