Al netto del fragile equilibrio che sta venendo alla luce nelle ultime ore nell’intesa tra Usa e Iran, più tutte le criticità che si aggiungono per il fatto che i bombardamenti israeliani sul Libano non cessano, una cosa è chiara: la normalità nelle acque dello Stretto di Hormuz arriverà solo tra diversi mesi. Alla questione ha dedicato un’analisi l’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa) sottolineando che l’accordo siglato ha sì generato un calo del prezzo del petrolio (il Brent è sceso sotto i 79 dollari al barile) segnalando l’ottimismo dei mercati, e però gli esperti e gli operatori marittimi avvertono che la ripresa del transito di greggio e gas naturale liquefatto (Gnl) in quest’area avverrà in modo molto lento e graduale.
I ricercatori dell’istituto di analisi ricordano che normalmente transitano attraverso lo Stretto di Hormuz un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare e il 19% dei prodotti petroliferi raffinati. Quel tratto di mare trasporta inoltre circa un quinto del Gnl mondiale e una quota significativa del commercio globale di prodotti chimici via mare, in particolare fertilizzanti. Detto questo, non si può non notare che attualmente le condizioni della riapertura dello Stretto sono ambigue. Non è stato pubblicato alcun testo della bozza di accordo siglato da Washington e Teheran, ma l’agenzia di stampa statale iraniana Mehr ha riferito che ci sarebbe stata una riapertura dello stretto entro 30 giorni in base ad «accordi iraniani».














