Bill Emmott, giornalista e saggista, ex direttore dell'Economist, è co-autore del documentario “Girlfriend in a coma” sull'Italia insieme alla giornalista e regista Annalisa Piras. Con Huffpost analizza le cause della caduta di Keir Starmer e gli scenari futuri per il Regno Unito.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato le dimissioni perché il Labour non crede più in lui. A sfiduciarlo è stato il partito o il Paese?
È stato soprattutto il suo partito. Il Labour è diventato nervoso per la sfida avanzata dalle forze populiste di destra come Reform Uk di Nigel Farage e Restore Britain di Rupert Lowe. Con il nostro sistema elettorale è facile vincere nei collegi con il 30%, ovvero le percentuali di consenso degli avversari. Poiché i partiti tradizionali come Tory e Labour hanno ridotto i consensi il sistema è diventato fragile causando inquietudine. L'impressione nei laburisti è che un leader come Starmer non potrà vincere le prossime elezioni, anche se sono previste fra tre anni.
Starmer è considerato debole e privo di carisma in politica interna, mentre è protagonista in politica estera, insieme alla Francia di Emmanuel Macron, di una stagione che rilancia l'europeismo, tiene testa a Donald Trump e offre l'ombrello nucleare a tutto il continente. Non è una contraddizione?










