È di pochi minuti fa la notizia di una nuova sospensione per Alex Schwazer, il campione di marcia altoatesino che ha da poco fatto ritorno alle gare a 41 anni. L'agenzia antidoping tedesca ha riscontrato una possibile violazione delle norme del Codice Wada (conosciuto in Italia come Codice Mondiale Antidoping) a seguito di controlli effettuati dopo i campionati tedeschi di marcia del 26 aprile. Dopo la vittoria con record italiano (3h01’55”) sono state rilevate nelle sue urine e nel sangue tracce di Epo, eritropoietina, la stessa di Londra 2012. La vita di Alex è stata più volte messa a soqquadro dalle pesanti squalifiche ricevute per doping, ma all'età di 41 anni si era voluto rimettere in gioco: tra alti e bassi ecco la biografia di un personaggio dalle mille sfumature opache.

La vita e la carriera Alex nasce a Vipiteno il 26 dicembre 1984 e il suo palmares può vantare una medaglia d'oro olimpica, nella 50 km a Pechino 2008, e un campionato europeo nella 20 km a Barcellona 2010. È considerato uno dei più forti marciatori italiani. Muove i primi passi nel mondo dell'atletica leggera a 15 anni, ma scopre la marcia solo qualche anno dopo. Nel frattempo, pratica anche mountain bike e ciclismo su strada. Nel 2005 è primo ai Campionati italiani nella gara dei 50 km e poco dopo vince anche un bronzo iridato a Helsinki, con il tempo di 3h41'54". L'11 febbraio 2007 fa segnare il record italiano, sempre sui 50 km, marciando in 3h36'04" a Rosignano Solvay, per poi ripetersi a livello mondiale con un bronzo a Osaka. Il punto più alto della sua carriera sono i Giochi di Pechino 2008, dove conquista l'oro olimpico con record di specialità in 3h37'09". Il 6 agosto 2012 arriva il primo sconvolgente annuncio: positivo all'eritropoietina. Il controllo a sorpresa della Wada gli costa l'esclusione da parte del Coni dalla squadra olimpica italiana inviata a Londra, con successiva sospensione. A pochi mesi dal rientro l'altro shock: il 21 giugno 2016 è ancora positivo, stavolta al testosterone. Schwazer respinge in ogni sede quest'accusa, definendola «falsa e mostruosa», ma infine è costretto a scontare un'altra squalifica che termina solo nel 2024. Quest'anno ha cercato di ripartire con le competizioni, ma forse ancora in maniera scorretta.Lo scandalo Kostner Al centro della vita, sportiva e non, di Alex Schwazer c'è uno dei casi più seguiti di tutta Italia: la bugia che costa una squalifica di 16 mesi a Carolina Kostner, fidanzata del marciatore all'epoca della prima positività (2012). I due si trovano nella residenza di Oberstdorf quando un'èquipe di medici della Wada si presenta per un controllo a sorpresa. Alex dice a Carolina di riferire al gruppo che non l'avrebbero trovato in quella casa, ma di andare nell'altra abitazione di Racines in cui aveva segnalato la reperibilità all'antidoping, così lei mente. «Ho detto una bugia. In quel momento ho avuto pochi secondi per riflettere veramente. Ho reagito come la sua fidanzata». Di lì a pochi giorni la notizia della positività del marciatore all'EPO e la confessione alla partner che non sospettava niente: «Dopo che il controllore è andato via da casa mia, anche dopo le mie incitazioni che lui partisse, è partito per casa. La sera mi chiama e mi dice 'Ho fatto il test a casa, stai tranquilla'. Per me quell'episodio era finito lì».Una volta saputa la notizia «sono di corsa tornata a casa e lì mi ha fermato e mi ha detto 'Ho preso l'Epo. Ammetterò tutto, pagherò per l'errore, per gli errori'». Così Alex le confessa di aver nascosto la sostanza nel frigo: «Mi aveva detto che era vitamina B12». Il Tribunale Nazionale Antidoping riconoscerà che Carolina non poteva essere incolpata di aver coperto l’assunzione di sostanze illecite di Schwazer. Tuttavia, la pattinatrice è stata condannata per aver mentito in maniera consapevole all’incaricato del prelievo il 30 luglio 2012: è assolutamente vietato dalle norme antidoping l’aiuto alla commissione di qualsiasi loro violazione (in questo caso l’elusione di un controllo). Dal 2016, la Kostner ha ripreso la sua attività agonistica e anche se non ha annunciato ufficialmente il ritiro, è improbabile che scenderà di nuovo sul ghiaccio per competere.