«L’intervista? Me n’ero dimenticato ma se mi dà qualche minuto mi preparo un caffè e chiacchieriamo». Le parole arrivano con calma, senza fretta, come se Tonino Carotone volesse sottrarsi a quel tempo che oggi sembra inseguire tutti. Un quarto di secolo fa cantava «è un mondo difficile». Oggi, dice a 56 anni, lo è ancora di più. Le frontiere che tornano, la corsa agli armamenti, la crescita dei nazionalismi, una società che vive in accelerazione permanente. Eppure il cantautore spagnolo che ha fatto della sua ironia malinconica una poetica personale, con quel look distintivo che è un mix tra un cantastorie di porto, un bohémien mediterraneo e un romantico da osteria, continua a opporre resistenza diffidando della tirannia delle lancette. Nato a Burgos e da sempre innamorato della musica italiana – lo pseudonimo che omaggia i grandi Fred Buscaglione e Renato Carosone è lì a dimostrarlo - arrivato in Italia per la prima volta nel 1995 con altri renitenti alla leva spagnola, è stato, ieri, l’ultimo ospiti del “Marina Café Noir” di Elmas. «Ho tanti amici tra Sant'Antioco e Carloforte ma tutta la Sardegna mi ha sempre trattato bene. Dell’Isola mi piace il pubblico, la gente, il cibo, il mare. Ogni volta è un’avventura».