L'amicizia con Jovanotti che ha scritto una nuova canzone per lui, Sanremo, le scorribande di un tempo con Dalla, Guccini, Celentano, la Canzonissima di ieri e di oggi, i 60 anni di C'era un ragazzo che gli valse una medaglia per la pace in Russia, il mare visto per la prima volta a 13 anni.
Gianni Morandi torna a raccontarsi a tutto tondo.
Lo fa nel calore familiare e accogliente della sua casa poco fuori Bologna, immersa nel verde, tra ulivi e alberi secolari. L'occasione è il tour nei palasport che prenderà il via il 15 aprile.
"A 81 anni, 81 capite?, mi fa un certo effetto poter tornare ancora nei palasport e riempirli. Quando vedo le immagini di me giovanissimo quasi non mi riconosco. Sono tutto sgangherato, non sapevo dove mettere le mani, non lo so neanche oggi. Ma guardo al futuro, a Charles Aznavour che è morto e il giorno dopo doveva fare un altro concerto. Mi piacerebbe fare così e ad annunciare l'ultimo tour come alcuni miei colleghi non ci penso proprio", racconta tradendo una certa emozione, nonostante una forma che smentisce l'età anagrafica. Del resto ha allenato il suo corpo a correre e a rialzarsi quando è capitato qualche inciampo sul percorso. "Quando non mi chiamavano più e non lavoravo mi sono messo a studiare il contrabbasso in Conservatorio. Lì ho anche imparato a cantare davvero. Avevo pensato anche di fare altro, magari il produttore o l'insegnante". Il momento più brutto, però, è stato nel 1971, al Cantagiro, "quando tutto il pubblico aspettava i Led Zeppelin e mi fischiarono, lanciandomi pomodori, lattine. Sono scappato: ho pensato che da lì non sarei più ripartito".







