L’Ucraina prevede di mettere “sotto contratto” 25mila sistemi robotici terrestri da impiegare nella guerra contro la Russia entro la fine di giugno, il doppio del volume previsto da contratti durante tutto il 2025. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, fissando un obiettivo ancora più ambizioso: affidare alle macchine fino al 100% della logistica nelle aree più vicine al fronte. L’Agenzia per gli appalti della difesa ha già firmato 19 contratti con i produttori, per un valore complessivo di 11 miliardi di grivne, oltre 200 milioni di euro.Il progressivo affido ai robot del fronte ucrainoI 25mila sistemi riguardano i contratti previsti nella prima metà di quest'anno. A fine aprile Volodymyr Zelensky ha assegnato al ministero della Difesa e allo stato maggiore un secondo traguardo: arrivare ad almeno 50mila robot terrestri nel corso del 2026, aumentando sia la produzione sia le forniture. In quell'occasione il presidente non ha specificato quanta parte dovrà essere costruita durante l’anno e quanta acquistata o consegnata attraverso contratti già esistenti.Per stare al passo con gli sforzi ulteriori comunicati dal governo il 28 maggio il parlamento ucraino ha approvato il disegno di legge che esenta dall’Iva le forniture di sistemi robotici terrestri destinate alle forze armate; provvedimento poi firmato dallo stesso Zelensky. Secondo una stima fatta da Fedir Venislavskyi, membro della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, l’abolizione dell’imposta permetterà allo stato di acquistarne il 20% in più a parità di risorse. Come detto, si tratta di una stima politica per cui non ancora misurabile in termini produttivi, ma dà la dimensione dello sforzo con cui Kyiv sta cercando di portare i robot dalla sperimentazione all’impiego ordinario. Secondo i dati diffusi dal ministero della Difesa, fra gennaio e i primi giorni di giugno i sistemi terrestri hanno svolto più di 50mila missioni logistiche e di evacuazione. Nel solo mese di maggio sarebbero state oltre 14mila, mentre le unità che hanno registrato missioni completate con questi mezzi sono passate da 117 a 230 in cinque mesi.Il Terzo corpo d’armata, una grande formazione dell’esercito ucraino che controlla più di un decimo del fronte, sostiene di avere contribuito in misura consistente a questi numeri: in un anno avrebbe svolto oltre 18mila missioni, evacuando più di 600 feriti e trasportando 4.500 tonnellate di materiali lungo il settore compreso fra Lyman e Borova, tra l'oblast di Donec'k e quello di Kharkiv. In entrambi i casi i dati sono prodotti dalle autorità e dalle unità militari ucraine, e per questo impossibili da verificare integralmente dall’esterno.Quanto alle macchine, si tratta principalmente di piccoli veicoli su ruote o cingoli, controllati a distanza, che portano munizioni, acqua, cibo e batterie fino alle trincee oppure recuperano i feriti in aree sorvegliate continuamente dai droni russi. Operazioni necessarie e ormai fra le più pericolose: un uomo che attraversa un tratto di terreno scoperto può essere individuato da una telecamera e colpito nel giro di pochi minuti.Un robot con una mitragliatrice Browning ha tenuto il fronte per 45 giorniIl passaggio successivo è già iniziato. Alcune piattaforme montano mitragliatrici, lanciagranate o cariche esplosive e vengono impiegate per sorvegliare, attaccare o difendere una posizione. Secondo il comandante dell’unità NC-13, Mykola Zinkevych, un Droid TW 12.7 – cingolato da combattimento controllato a distanza – armato con una mitragliatrice pesante M2 Browning è stato utilizzato in diverse postazioni del fronte durante 45 giorni di servizio. Il mezzo riceveva le richieste da un posto di comando e osservazione e avrebbe impedito alle truppe russe di avanzare nelle aree presidiate, senza una presenza stabile di fanteria ucraina. Ogni due giorni il robot lasciava temporaneamente la posizione per raggiungere una squadra riparata a circa 4 chilometri dalla linea di contatto. Servivano inizialmente quattro ore per controllare l’arma, rifornire le munizioni e ricaricare la batteria, poi ridotte a due grazie all’acquisto di accumulatori aggiuntivi. “Il concetto di fondo era questo: i robot non sanguinano”, aveva spiegato in passato Zinkevych a Business Insider.Il primo precedente risale al dicembre 2024. Vicino a Lyptsi, nella regione di Kharkiv, quando la brigata Khartiia della Guardia nazionale riferì di avere condotto un attacco usando decine di piattaforme terrestri e droni aerei, senza coinvolgere direttamente la fanteria nell’assalto iniziale. I sistemi vennero impiegati per la ricognizione, la posa e la rimozione di mine, gli attacchi kamikaze e il fuoco con mitragliatrici telecomandate.Secondo un'analisi pubblicata su New Scientst in cui si ricostruisce la vicenda, due mezzi rimasero bloccati nonostante i percorsi fossero stati studiati in anticipo. L’operazione riuscì comunque a colpire le posizioni russe, anche se le informazioni disponibili non permettono di ricostruirne con precisione l’esito e la successiva occupazione del terreno. Il 13 aprile Zelensky ha annunciato un ulteriore passo avanti. Secondo il presidente, una posizione russa sarebbe stata conquistata esclusivamente attraverso droni aerei e sistemi terrestri: i militari avversari si sarebbero arresi, senza l’intervento della fanteria e senza perdite ucraine. Kyiv non ha diffuso il luogo dell’operazione né abbastanza materiale per verificarne autonomamente tutti i dettagli. Resta quindi una ricostruzione di parte ucraina.Nel frattempo è cominciata la produzione in serie del Lehit, traslitterato come Legit da alcune fonti internazionali. Il sistema, sviluppato da Taf Industries insieme all’intelligence militare ucraina, è disponibile in due versioni che possono trasportare rifornimenti, svolgere missioni di ricognizione, trainare rimorchi e montare lanciagranate o torrette per armi leggere. Il modello più grande costa circa 11.400 dollari e, secondo New Scientist, utilizza anche componenti originariamente sviluppati per gli hoverboard.Non c’è dietro una scoperta tecnologica sconvolgente, dunque, ma un insieme di soluzioni che rispecchiano perfettamente ciò che la guerra richiede. Il Lehit e gran parte dei sistemi utilizzati dall’Ucraina sono macchine relativamente semplici, controllate da esseri umani e costruite per essere prodotte, riparate e, se necessario, perse in grandi quantità. “Il campo di battaglia raramente premia l’eleganza”, spiega nell'analisi Oleksandra Molloy, ricercatrice dell’Università del New South Wales. “Premia la sopravvivenza, la ridondanza, il basso costo e la massa”.Kyiv vuole “togliere” dal fronte l’80% dei soldatiL’accelerazione risponde innanzitutto alla sproporzione fra i due eserciti. La Russia dispone di un numero di uomini più ampio e (in teoria) può sostenere perdite che per Kyiv sono molto più difficili da rimpiazzare. “Anche i sistemi imperfetti diventano preziosi se assorbono il rischio al posto dei soldati”, osserva Molloy. A marzo Andriy Biletskyi, comandante del Terzo corpo d’armata, aveva sostenuto che già nel 2026 i robot avrebbero consentito di spostare dietro la linea di contatto fino al 30% dei fanti. Nel prossimo futuro, secondo la sua previsione, la quota potrebbe raggiungere l’80%.Due mesi più tardi, parlando con l'agenzia Reuters, Biletskyi ha però indicato il 2027 come orizzonte per arrivare al primo 30%. La discrepanza mostra quanto queste percentuali rappresentino ancora una previsione mobile del comandante, più che un programma ufficiale con tempi e risorse definiti. L’80%, inoltre, non indica la sostituzione dell’intero esercito ucraino, ma la quota di fanti che Biletskyi spera di poter allontanare dai compiti più esposti lungo la linea di contatto. Le macchine spostano il personale invece di eliminarlo. Servono operatori, tecnici, squadre per il recupero e militari capaci di intervenire quando un mezzo perde il segnale, finisce la batteria o rimane bloccato nel fango. Come osserva Molloy, gli Ugv non cancellano il bisogno di uomini: ne cambiano la distribuzione e le competenze.I collegamenti radio sono inoltre vulnerabili alla guerra elettronica. Alcuni sistemi possono seguire percorsi prestabiliti o utilizzare connessioni in fibra ottica, ma la maggioranza dipende ancora da un operatore che osserva il terreno attraverso una telecamera. Guidare un mezzo terrestre può essere persino più complicato che pilotare un drone: un solco, un filo metallico o una trincea nascosta dall’erba sono sufficienti a fermarlo. Il terreno rimane il limite principale. I sistemi su ruote e cingoli possono attraversare campi, strade e linee difensive, ma sono poco adatti a salire le scale, aprire porte o muoversi fra le macerie. Per operare all’interno degli edifici servirebbero macchine costruite, come gli esseri umani, per ambienti progettati intorno al corpo umano.Optimus, l'umanoide di Tesla che interessa anche agli esercitiA febbraio l’azienda statunitense Foundation ha portato due robot umanoidi Phantom MK-1 in una località non precisata dell’Ucraina. Non sono stati inviati al fronte per combattere. Il test, realizzato a porte chiuse, si è limitato alla raccolta e al trasporto di materiali dall’esterno all’interno di un edificio, per dimostrare che una macchina bipede possa svolgere un compito logistico evitando di esporre un soldato.Intervistato da Business Insider, il fondatore di Foundation, Sankaet Pathak, immagina in futuro robot capaci di occuparsi anche di ricognizione e operazioni più complesse. Ma ammette che fra un umanoide in grado di muoversi lentamente in un ambiente controllato e uno capace di usare un’arma in battaglia esiste ancora una distanza considerevole. Autonomia delle batterie, resistenza all’acqua e agli urti e capacità di manipolare oggetti con precisione rimangono problemi aperti. Anche l’esercito statunitense ha avviato programmi per studiare possibili applicazioni militari dei robot umanoidi. In parallelo, sta sperimentando mezzi su ruote, piattaforme da trasporto e robot quadrupedi dotati di sistemi di intelligenza artificiale per rilevare esplosivi e aprire varchi. Sono due filoni distinti: al momento non risulta che gli umanoidi vengano già impiegati dall’esercito americano per collocare esplosivi o sfondare l’ingresso di un edificio.Fuori dal settore militare, Tesla spera di avviare verso la fine del 2026 la produzione del suo Optimus, il robot umanoide progettato innanzitutto per le fabbriche. Elon Musk ha avvertito che l’aumento iniziale dei volumi sarà “dolorosamente lento”. Il collegamento con la guerra in Ucraina resta, per ora, esclusivamente tecnologico. Non risultano collegamenti tra Tesla e i programmi robotici militari descritti in questo articolo, ma l’azienda lavora allo stesso problema che limita i piccoli mezzi cingolati: costruire una macchina capace di muoversi negli spazi creati per gambe, braccia e mani umane. I robot ucraini mostrano però che una macchina non deve riprodurre tutte le capacità di un soldato per risultare utile. È sufficiente che riesca a svolgere una singola operazione pericolosa a un costo accettabile. Gli umanoidi promettono di raggiungere anche scale, porte e interni, ma al momento rimangono molto più costosi, fragili e difficili da controllare delle piattaforme che attraversano le trincee ucraine.Resta poi la questione di chi controlla le armi. I sistemi terrestri impiegati dall’Ucraina sono quasi sempre telecomandati e Kyiv dichiara di mantenere una persona all’interno del processo decisionale per le operazioni di combattimento. Danylo Tsvok, responsabile del centro per l’intelligenza artificiale del ministero della Difesa, ha spiegato che il paese vuole collegare dati, sistemi di comando e armi in un’unica rete capace di analizzare il fronte e suggerire decisioni più velocemente.Se il conflitto continuerà, secondo Tsvok nel giro di 5 anni la guerra potrebbe trasformarsi in uno scontro fra “sistemi operativi”, nel quale prevarrà chi riuscirà a raccogliere e interpretare meglio i dati. A quel punto la presenza umana potrebbe anche rallentare le decisioni proposte dalle macchine. Non è ancora quanto accade ai robot che attraversano le trincee ucraine. Lì, dietro ogni mezzo, continua a esserci un soldato. Solo qualche chilometro più indietro.