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La sfida era tra un marxista convinto e un MAGA, cioè un sostenitore del movimento trumpiano Make America Great Again. La scelta tra Iván Cepeda e Abelardo de la Espriella, non poteva essere più netta di così, due politici che hanno idee opposte praticamente su tutto. L’ha spuntata, anche se non in modo ufficiale in quanto i risultati sono preliminari, Abelardo de la Espriella e quindi la Colombia, se il risultato sarà confermato, svolta a destra, in modo netto. Avvocato, imprenditore dal patrimonio milionario, Abelardo de la Espriella arriva alla presidenza colombiana da outsider. Ama farsi chiamare El Tigre, non ha esperienze politiche e ha costruito la propria immagine pubblica attorno a una linea dura sulla sicurezza. Non potendo valutare la sua carriera politica, non resta che andare a vedere chi ha difeso durante la sua professione. Nella sua carriera legale ha preso le difese di diverse figure controverse, tra cui Alex Saab, alleato dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, e David Murcia Guzmán, protagonista di una delle più grandi frodi colombiane.
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Naturalmente ogni persona ha diritto ad un collegio difensivo e quello è solo lavoro, ma la linea dura e intransigente senza troppe mediazioni, almeno a parole, sembra essere chiara. Il neo presidente ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di abbandonare i negoziati con guerriglie, cartelli e gruppi armati illegali, rafforzando invece la risposta militare dello Stato e la cooperazione con gli Stati Uniti. Tra le sue proposte ci sono anche la costruzione di mega-carceri nella giungla, il ridimensionamento dell’apparato pubblico e una riforma del sistema sanitario. Abelardo de la Espriella è sostenuto in tutto ciò da Donald Trump.Nonostante lo spoglio sia ancora in corso i dati preliminari parlano chiaro e la vittoria della destra sembra praticamente certa. Secondo i dati infatti, basati sul 99,99 per cento dei seggi scrutinati, de la Espriella avrebbe ottenuto il 49,66 per cento dei voti e Cepeda il 48,7. La differenza non è molta, circa 250 mila voti su oltre 26 milioni di votanti. Questi i dati preliminari sono stati rilasciati per evitare che il conteggio, con conseguente instabilità, potesse andare per le lunghe: il Perù insegna.Leggi anche: Per un pugno di voti: in Perù è testa a testa per la presidenzaDe la Espriella sta festeggiando nonostante né lo sfidante Iván Cepeda, né il presidente in carica Gustavo Petro l'abbiano ancora riconosciuto come nuovo presidente. La Colombia però si prepara a voltare pagina dopo l’esperienza di Gustavo Petro. El Tigre si è presentato alle elezioni come come un outsider nazionalista, anti-sinistra, religioso, molto abile nell’uso dei social, della comunicazione e nella costruzione di simboli identitari. E cosa può esserci di più identitario della nazionale colombiana di calcio proprio durante i Mondiali? De la Espriella ha colto la palla al balzo. Ai comizi i suoi sostenitori hanno spesso indossato la maglia gialla della nazionale colombiana, trasformata di fatto in un segno politico. I suoi account social sembrano quelli di un tifoso che indossa perennemente la maglia della propria nazionale e la sua campagna ha mescolato slogan patriottici, video generati con l’intelligenza artificiale, richiami all’ordine e un’immagine muscolare del potere. Sono tratti che conosciamo bene a quelle latitudini (e non solo), basti pensare a Nayib Bukele, il presidente di El Salvador, a Donald Trump e a Javier Milei, il presidente dell’Argentina. La sua elezione si inserisce così in un movimento più ampio che parte da una richiesta di sicurezza. Un nuovo uomo forte, di destra, che promette cambiamenti rapidi e certi, facendo leva anche sulla sfiducia verso i governi progressisti e sulle difficoltà economiche. La Colombia non è certo un caso isolato, è un vento che tira verso destra. Il compito di De la Espriella però non sarà semplice, il neo presidente (ricordiamo, non ancora ufficiale) eredita infatti un Paese diviso quasi a metà, con un deficit pubblico rilevante, un sistema sanitario sotto pressione, territori controllati da gruppi armati e istituzioni che potrebbero limitarne l’agenda più radicale. Proprio la chiara promessa di ordine ora però gli ha consegnato la vittoria.













