Dalle Falde dell’Etna alla direzione del Corriere della Sera, finendo per contribuire al processo di ammodernamento dell’Italia. Si potrebbe suggellare così il messaggio “d’amore” di Alfio Bonaccorso per Alfio Russo, nel libro “Alfio Russo. Il Gran Siciliano alla direzione del Corriere della Sera”, edizione Carocci.
Il volume è stato presentato nell’ambito della XVI edizione di Taobuk, di cui Bonaccorso è direttore esecutivo. Per l’occasione ha ricevuto dalle mani del presidente, Antonella Ferrara, il Taobuk Award.
La duplice ricorrenza dei 150 anni di nascita del Corriere e della morte di Russo, hanno offerto a Bonaccorso lo spunto per ricostruire la significativa “rivoluzione” che il suo conterraneo apportò non soltanto nel mondo del giornalismo italiano, negli anni della direzione dal 1961 al 1968.
Come i grandi linguisti sanno bene, ogni vero cambiamento comincia dalle parole e Russo - che di parole se ne intendeva - impose l’uso quasi universale delle minuscole, tranne per i lemmi Dio e Stato e poi per tutti gli altri casi normati dalla grammatica italiana. Lungi dall’essere un vezzo stilistico rappresentava un modo pragmatico per raccontare la realtà, liberandola da sovrastrutture superflue. Va da sé che la scelta fu accolta in modo controverso, invisa ai più anziani e ai correttori, per i giovani fu una ventata di aria nuova. Ancora oggi, chi svolge questa professione sa quanto sia duro liberarsi dall’invadenza delle maiuscole.








