Classe 1997, giornalista per professione, cacciatore di emozioni per passione. Specializzato nel settore sportivo, cerco di raccontare le storie di chi viene r…
La pace non è soltanto un valore ideale a cui ispirarsi o una speranza da coltivare, ma qualcosa che spesso rischiamo di accantonare, sopraffatti da dinamiche individualistiche e dalla ricerca di una posizione sempre più centrale nel mondo. Questo atteggiamento rende difficile aprirsi agli altri e guardare oltre il proprio orizzonte quotidiano, comprendendo ciò che accade in contesti culturali diversi. È proprio per contrastare questa chiusura che, da oltre venticinque anni, il festival «Lo Spirito del Pianeta» promuove l’incontro con le popolazioni indigene, sempre più fragili in una società globalizzata che tende però a uniformare le differenze invece che valorizzarle. «Lo spirito di quest’anno è comprendere se siamo coerenti con i valori e gli obiettivi che ci siamo dati fin dall’inizio di questa manifestazione. Non si tratta semplicemente di raggiungere un traguardo con un evento, ma di dare un senso concreto a certe parole e iniziare a condividere con gli altri valori che riteniamo importanti - spiega Fabrizio Carcano, ideatore dello Spirito del Pianeta - L’obiettivo è che questo piccolo seme, che qui abbiamo piantato, possa crescere, avere un seguito e diventare sempre più grande. È anche per questo che abbiamo deciso di portare la manifestazione in tour». Il festival - che si prepara a salutare la prima parte a Casirate d’Adda - è pronto a ripartire da Albino dal 3 al 20 luglio con la presenza di oltre venti gruppi provenienti da tutto il mondo, undici punti ristoro internazionali, centocinquanta stand da tutto il Pianeta e quattrocento eventi che permetteranno a chiunque di fare un giro della Terra senza muoversi, se non più di qualche chilometro. Un’occasione unica, che però deve far i conti, secondo gli organizzatori, con un contesto internazionale sempre meno attento alle esigenze delle minoranze.







