Non serve attraversare oceani per incontrare l’arte che emoziona. In Emilia, la Terra dello Slow Mix, nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, la primavera e l’estate 2026 regalano un calendario espositivo prezioso. Mostre che abitano palazzi storici, corti rinascimentali, spazi contemporanei: ogni tappa vale il viaggio, e tutte sono raccontate su Visit Emilia www.visitemilia.com, il sito ufficiale della destinazione turistica. «Chi viene in Emilia per una mostra spesso si ferma per il territorio, e chi arriva per il territorio scopre che l’offerta culturale è di primissimo livello. È questo il senso dello Slow Mix: cultura, natura ed enogastronomia si valorizzano a vicenda», sottolinea Simone Fornasari, Presidente di Visit Emilia.
Reggio Emilia
A Reggio Emilia, la stagione si apre con Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo, ospitata a Spazio Gerra fino al 18 ottobre: un percorso immersivo tra musica, fotografia e illustrazione che celebra il legame profondo del cantautore con l’Emilia-Romagna, attraverso nove canzoni e temi centrali della sua opera, dall’impegno civile alla memoria, nell’ambito di Fotografia Europea 2026, il cui tema è Fantasmi del quotidiano. Alla Collezione Maramotti, fino al 26 luglio, Heaven’s Truth porta in Italia la prima personale di Ndayé Kouagou, artista parigino che reinterpreta il fotoromanzo come dispositivo narrativo per indagare identità e finzione. Sempre alla Collezione Maramotti, fino al 26 luglio, Cannon Fodder è la prima mostra istituzionale di Giuditta Branconi: nuove opere pittoriche e una grande installazione di tele dipinte in cui il pubblico può entrare fisicamente, in un’esplosione non solo formale ma anche emotiva e politica. Al Palazzo dei Musei, fino a febbraio 2027, A series of dreams esplora il legame tra suono e immagine nel lavoro del fotografo reggiano Luigi Ghirri. Una mostra per chi vuole capire come uno sguardo possa diventare musica. A Gualtieri (RE), Palazzo Bentivoglio espone fino a dicembre quindici opere di Antonio Ligabue accanto ai costumi di Umberto Tirelli. Francesco Guccini (foto Archivio Francesco Guccini)









