La straordinaria resistenza degli scarafaggi potrebbe essere legata anche al dna batterico integrato nel loro genoma. A raccontarlo sono stati i ricercatori dell'Università di Sidney, in Australia, secondo cui appunto questi insetti avrebbero sviluppato strategie di sopravvivenza sia grazie al loro genoma, sia perché per milioni di anni hanno preso in prestito grandi quantità di dna di Blattabacterium cuenoti, un batterio già noto per vivere all'interno di questi insetti, in un processo chiamato trasferimento genico orizzontale (Horizontal Gene Transfer, Hgt). I dettagli sono stati pubblicati in uno studio su Pnas.La resistenza degli scarafaggiPer capirlo, i ricercatori hanno nuovamente analizzato i genomi completi di 18 specie di blatte e termiti. Concentrandosi sulla ricerca di segmenti di dna più piccoli e non codificanti, i ricercatori hanno scoperto un totale di 40.485 frammenti di dna batterico con un numero variabile da 93 a 4.900 a seconda dell'insetto. Si tratta di cifre sorprendentemente elevate, considerando che fino ad oggi il maggior numero di trasferimenti genici orizzontali trovati in un eucariote ( organismo complesso) era inferiore a 300. "Abbiamo identificato numerosi inserti chimerici composti da un massimo di nove brevi segmenti provenienti da diverse posizioni nel genoma di B. cuenoti ", scrivono i ricercatori. "I nostri risultati indicano un trasferimento genico orizzontale pervasivo nei genomi eucariotici, con implicazioni potenzialmente di vasta portata per l'adattamento e la speciazione”. Alcuni di questi frammenti, spiegano gli autori, sarebbero stati trasferiti e integrati nel genoma degli scarafaggi, sopravvivendo attraverso innumerevoli generazioni. "Sembrano essere persistiti per almeno 28,7 milioni di anni in questo gruppo, il che potrebbe riflettere ruoli funzionali", scrivono i ricercatori.Il trasferimento genico orizzontaleMentre i geni vengono normalmente trasmessi da una generazione all'altra, il trasferimento genico orizzontale avviene quando cellule di specie diverse sono a stretto contatto, come nel caso delle cellule dello scarafaggio che integrano frammenti di B. cuenoti. Sebbene questo fenomeno sia frequente tra batteri e altri microrganismi, si pensava che fosse relativamente raro negli organismi complessi. Per questi ultimi, ciò potrebbe portare a un genoma che diventa più versatile e robusto nel tempo, acquisendo alcune capacità molecolari che altrimenti non avrebbe. "La persistenza di numerosi inserti nel corso di milioni di anni indica che potrebbero aver assunto funzioni biologiche sia nei geni che nelle regioni intergeniche, essere neutri o leggermente dannosi", scrivono i ricercatori.Modellare l'evoluzioneQuesto studio suggerisce che probabilmente molti altri animali intrattengono relazioni simbiotiche con i batteri e, quindi, che questo fenomeno potrebbe verificarsi su una scala molto più ampia di quanto si pensasse in precedenza. Il prossimo passo dei ricercatori ora sarà quello di capire se qualcuno di questi 40.485 frammenti di dna presi in prestito dal batterio svolga effettivamente una funzione utile. "I nostri risultati rivelano un esteso trasferimento orizzontale di dna dai simbionti procarioti agli eucarioti", scrivono i ricercatori. “Le future ricerche sugli scarafaggi e su altre specie che ospitano procarioti endosimbionti obbligati contribuiranno a svelare gli effetti funzionali degli inserti, fornendo una comprensione più completa di come il trasferimento genico orizzontale (Hgt) modella l'evoluzione del genoma”.
Ora sappiamo dove si è nascosta per milioni di anni la famosa e straordinaria resistenza degli scarafaggi
Il loro genoma conserva tracce di un dna batterico che potrebbe aver acquisito un ruolo biologico funzionale. Lo studio su Pnas








