Gli scarafaggi sono da sempre considerati tra gli organismi più resistenti del pianeta. La loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme, tollerare elevate dosi di radiazioni e resistere a lunghi periodi senza cibo li ha resi oggetto di numerosi studi scientifici. Ora, una nuova ricerca condotta da un team di scienziati in Australia suggerisce che parte di questa straordinaria robustezza potrebbe essere scritta direttamente nel loro DNA.
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Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ha infatti rivelato che il genoma degli scarafaggi potrebbe contenere decine di migliaia di frammenti di DNA di origine batterica, acquisiti nel corso di milioni di anni di evoluzione.
Un “dialogo genetico” tra specie diverse
Al centro della ricerca c’è il batterio Blattabacterium cuenoti, un microrganismo che vive all’interno delle cellule degli scarafaggi e che da tempo è noto per il suo ruolo nel metabolismo dell’azoto, contribuendo a migliorare l’efficienza con cui questi insetti utilizzano le risorse nutritive.







