Roma, 22 giugno 2026 – La Brexit ha ridotto il Pil del Regno Unito del 6-8%, gli investimenti del 12-13%, l'occupazione del 3-4% e la produttività del 3-4%. Uno scenario negativo a cui si sono aggiunti la pandemia di Covid, il conflitto in Ucraina e quelli in Medio Oriente. È quanto emerge da uno studio del National Bureau of Economic Research (dati raccolti a fine 2025) a quasi 10 anni dal referendum che ha sancito la scelta della Gran Bretagna di uscire dalla Ue. Anche la stabilità del sistema politico sembra averne risentito: dal 2016 a oggi si sono avvicendati 6 premier diversi a Downing Street, con l'attuale primo ministro laburista Keir Starmer che si è dimesso oggi dopo poco meno di due anni di mandato.
Brexit, i 4 nodi sull’economia GB
La ricerca individua quattro canali attraverso i quali la Brexit ha influenzato negativamente l'economia del Regno Unito: un aumento persistente dell'incertezza, che ha pesato in particolare sugli investimenti; la minore domanda di beni e servizi; la riduzione degli investimenti in innovazione e IT; le aziende più produttive e con maggiore esposizione internazionale sono state tra le più danneggiate. Altro fattore critico, secondo il paper, è stata la durata dell'iter di uscita, con un periodo di transizione durato fino al 31 dicembre 2020 e negoziati sull'Irlanda del Nord che si sono protratti fino al 2023. Rob Kenyon e Nigel Farage










