di
Luigi Ippolito
Sindaco di Manchester, cattolico, è visto come l'uomo che può battere lo spauracchio-Farage. Ma in molti si chiedono quale delle molte anime della sinistra porterà concretamente al potere, varcata la soglia di Downing Street
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - Tutti lo chiamano il «re del Nord» e il suo credo - da lui stesso coniato - è il «manchesterismo». Ma soprattutto Andy Burnham, sindaco di Manchester, da pochi giorni eletto al Parlamento di Westminster, è ormai il primo ministro in pectore del Regno Unito. A catapultarlo verso Downing Street – dopo le dimissioni di Starmer – è stata una vittoria a valanga, quella delle suppletive nel seggio di Makerfield, contro il candidato di Reform, il partito populista di Nigel Farage: «Questa è l’ultima chance per il cambiamento – aveva ammonito il neo-eletto – non ce ne sarà una seconda». Il messaggio-chiave che arrivava dalle urne era chiaro: Burnham è l’uomo in grado di battere Farage, che i sondaggi danno tuttora in testa se si tenessero oggi le elezioni politiche generali. Ma che premier sarebbe il sindaco di Manchester, il settimo capo del governo a Londra dopo il referendum per la Brexit di dieci anni fa? Lui è sicuramente un grande comunicatore e l’unico politico genuinamente popolare in Gran Bretagna, forte del successo riscosso nel promuovere la rinascita della sua città: ma le sue intenzioni politiche restano assai vaghe. La barzelletta che circola a Londra è la seguente: «Un blairiano, un browniano e un corbyniano entrano in un pub. Il barista dice: ‘Andy, cosa ti servo?’». Come a dire che Burnham non ha nessuna convinzione propria, ma sposa le idee che più gli convengono al momento.












