Diego Fontaneto, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) presso l'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) di Verbania, e l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret), spiegano all'Adnkronos quali sono i reali rischi che ci aspettano questa estate e quali sono i metodi di prevenzione più efficaci. Ma nessun allarme, i sistema di controllo in Italia sono "capillari e continui"
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Con l'arrivo di Cerberus e l’avvio della stagione torrida, torna anche uno degli effetti collaterali più temuti dell’estate: l’aumento delle zanzare. Il legame tra caldo, acqua stagnante e diffusione di questi insetti è noto, ma quest’anno le condizioni climatiche potrebbero rendere il fenomeno ancora più evidente, accelerando i cicli di sviluppo e aumentando il numero complessivo di esemplari in circolazione e, con esso, anche il rischio che possano trasmettere malattie. Come spiega all'Adnkronos Diego Fontaneto, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) presso l'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) di Verbania, "questa estate si preannuncia particolarmente calda e le alte temperature favoriscono la proliferazione delle zanzare, che potranno completare il loro sviluppo in circa due settimane anziché tre. Questo significa più generazioni che si sovrappongono nel corso della stagione e, di conseguenza, una maggiore presenza di zanzare in circolazione con il rischio di infezioni trasmesse dagli insetti, come Dengue e West Nile, con numeri di casi in linea con quelli osservati nell'estate 2025".







