Declassandola a comparsa in cerca di selfie, il presidente Usa ha smontato il brand della premier. Che voleva distinguersi facendo il “ponte” tra Europa e Washington. Ma se tutta la tua politica estera è costruita su un racconto scenografico, appena il partner si sfila viene giù tutto.

Giorgia Meloni ha davvero «implorato» Donald Trump per una foto? Il punto è più serio: la premier ha costruito per anni una parte rilevante della sua politica estera sulla rappresentazione di sé. E quando il coprotagonista di quella rappresentazione esce dal copione e la racconta come comparsa in cerca di uno scatto (altro che alleata privilegiata), l’intero castello scenico viene giù insieme. Meloni ha preso una questione che riguarda lei – cioè il rapporto personale con Trump, il suo modo di costruire immagine – e l’ha trasformata istantaneamente in questione nazionale, come se una battuta su Giorgia fosse un’aggressione alla Repubblica. È stata lei a personalizzare la politica estera. Ora abbiamo assistito alla demolizione pubblica di un brand. Con tanto di storpiatura del nome nella contro-risposta di Trump («Gigiorgia», poi corretto) che rischia di rimanerle appiccicato addosso come accadde nel 2019 a «Giuseppi» Conte.