Per Ennio Flaiano ci vuole orecchio. Quello che hanno Fabrizio Bentivoglio e Ferruccio Spinetti, rispettivamente voce e contrabbasso di La solitudine del satiro, incursione tra i pensieri fulminei, il disincanto e l’ironia di un autore più citato che letto, giornalista, scrittore, sceneggiatore di Fellini (e non solo), ma soprattutto implacabile flâneur a zonzo tra gli italici costumi. Un reading che loro preferiscono chiamare “Lettura clandestina”, perché «certe cose ormai si possono dire solo clandestinamente», scherza Bentivoglio, in arrivo venerdì per La Milanesiana, il festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi (Palazzo LCA, via Moscova 18).

Bentivoglio, da dove viene questa passione per Flaiano?

«Da molto lontano. Con Ferruccio Spinetti ci conosciamo dai primi anni Novanta, quando con gli Avion Travel abbiamo fatto l’operina La guerra vista dalla luna. Amiamo entrambi Flaiano e da tempo pensavamo a qualcosa su di lui. I primi scambi tra noi in proposito risalgano ad almeno una quindicina di anni fa. Poi, nel 2022, siamo finalmente riusciti a dare forma al progetto ed è nata La solitudine del satiro, che da allora non ha mai smesso di vivere. Dunque non una cosa nuova, ma a quanto pare, se siamo ancora qui a proporla, inossidabile».