Sopra, Giorgio Bertolo, direttore generale di Carioca Spa. In alto a destra, la storica sede di Settimo Torinese, principale polo produttivo dell’azienda che esporta in oltre 80 Paesi del mondoRopa
Chissà perché l’azzurro si consuma sempre prima degli altri colori. Giorgio Bertolo risponde con un sorriso alla domanda dei bambini che disegnano l’immensità del cielo e del mare. Bambini di ieri e anche di oggi. Il direttore generale di Carioca soffia sulle candeline di un compleanno importante, raccontando settant’anni di fabbrica, di scuola, di piccole mani sporche di colore. L’azienda arriva a questo traguardo con il profilo di un brand che, dietro l’immagine familiare dei pennarelli custoditi negli astucci, nasconde una storia industriale tutta italiana. Una storia che affonda le radici nel dopoguerra, nella Torino Nord che per decenni è stata uno dei poli mondiali della scrittura. Qui, tra materie plastiche, penne a sfera e innovazione manifatturiera, nasce nel 1956 Universal, l’azienda fondata da Alessandro Frola dalla quale prenderanno forma marchi destinati a entrare nell’immaginario collettivo come Corvina e, appunto, Carioca.
Settant’anni dopo, quell’eredità continua a vivere a Settimo Torinese, dove ha sede il principale stabilimento produttivo del gruppo. Insieme alla consociata spagnola di Barcellona, Carioca impiega circa 110 persone e continua a esportare il colore italiano nel mondo: oltre il 70% della produzione prende infatti la via dei mercati internazionali, raggiungendo oltre 80 Paesi. È uno dei paradossi più interessanti della vicenda Carioca. Il Made in Italy, spesso dato per scontato entro i confini nazionali, diventa all’estero un potente fattore competitivo. "In Italia il Made in Italy è spesso percepito come qualcosa di normale – osserva Bertolo – mentre in mercati come Stati Uniti o Turchia rappresenta un elemento distintivo molto forte. Parla di qualità, affidabilità e sicurezza".






