Torino, 26 mar. (askanews) – Settant’anni di storia, di fabbrica, di scuola, di mani sporche di colore. Carioca arriva a questo traguardo con il profilo di un marchio che quasi tutti hanno conosciuto da bambini, ma che dietro l’immagine familiare dei pennarelli custodisce un pezzo importante di industria italiana.
La sua storia affonda nel dopoguerra, dentro quel Torino Nord che per decenni è stato uno dei cuori mondiali della scrittura. Un distretto nato dall’incontro tra manifattura fine, materie plastiche, penne a sfera e capacità di innovazione. In quell’ambiente prende forma l’esperienza di Universal, la società fondata da Alessandro Frola nella provincia torinese a metà anni Cinquanta, da cui nasceranno marchi diventati popolari come Carioca e Corvina.
Oggi Carioca S.p.A. raccoglie quell’eredità e la rilancia in una chiave nuova. Lo fa da Settimo Torinese, dove resta il principale polo produttivo, con circa 110 persone tra sede, stabilimento e consociata spagnola di Barcellona. Una parte decisiva della produzione continua a essere realizzata in Italia, mentre oltre il 70% di quanto esce dallo stabilimento prende la strada dell’estero, verso 90 Paesi nel mondo.
È questo uno dei punti più interessanti della vicenda Carioca: il fatto di essere “Made in Italy” ha un grande appeal fuori dai confini nazionali, spesso più che in patria. “In Italia il Made in Italy è spesso dato per scontato, mentre all’estero è un elemento distintivo fortissimo”, osserva Giorgio Bertolo, direttore generale dell’azienda. “In mercati come gli Stati Uniti o la Turchia rappresenta un vantaggio competitivo reale, perché richiama qualità, sicurezza e affidabilità”.







