«Che enorme tristezza...». Alfonso D’Ambrosio, il preside dell’Istituto comprensivo Lozzo Atesino di Padova non nasconde lo sconforto a chiusura di un intervento sulla sua pagina facebook. Tristezza, appunto. Aveva pubblicato un post generato con l’intelligenza artificiale: una finta pagella di un Mario inventato lì per lì. C’era scritto «auguri, Mario, per la promozione! Complimenti per il tuo 6 in italiano, il 7 in musica e persino per quei due 5 che fanno tanto “studente autentico”». Poi, un po’ di righe bianche e più giù, la verità, e cioè che Mario non esiste, che quella pagella l’ha inventata l’IA. «Se l’avessi pubblicata senza dirvelo, qualcuno avrebbe messo un cuoricino, qualcun altro un “bravissimo!”, e altri anche commenti cattivi», scrive il preside appena sotto gli auguri fake.

Illuso! Perché in molti hanno fatto esattamente questo. Hanno preso per buoni la pagella e il messaggio iniziale e hanno commentato con elogi, critiche, offese... ovviamente senza prendersi la briga di leggere la parte in fondo, dove il dirigente scolastico rivelava lo scopo del suo post, cioè parlare ai genitori che pubblicano sui social (per vanto) le pagelle dei figli. «Le pagelle non sono trofei da esibire, o strumenti per raccogliere like e approvazione» era il suo commento. «La scuola non è una gara a mostrarsi e i figli non hanno bisogno di un post con la loro pagella. Hanno bisogno di adulti che sappiano dire, magari a tavola e lontano da una fotocamera: “Sono fiero di te, indipendentemente dai numeri scritti su un registro”».