di
Viviana Mazza
Il politologo: «Il leader Usa spesso tratta gli alleati con sdegno. Sulle basi cambierà poco: ma in caso di attacco all'Europa, cosa farebbe Trump?»
«Nulla di quello che Giorgia Meloni ha detto pubblicamente è diverso da ciò che ho sentito privatamente da molti leader europei e altri alleati degli Usa — dice al Corriere il politologo e fondatore di Eurasia Group Ian Bremmer —. Trump tratta spesso gli alleati con sdegno, specialmente se li considera deboli e non gli pare che lo stiano adulando abbastanza. Ha anche messo spesso i suoi interessi al di sopra non solo della relazione con gli alleati ma anche degli interessi degli Stati Uniti. Ci sono stati sforzi di alcuni leader, come il presidente finlandese Alex Stubb e la vostra premier, di “sussurrare” a Trump: non significa che avessero un rapporto migliore con lui che con i colleghi europei. Meloni è stata costantemente più allineata con Ursula von der Leyen e l’Ue che con gli Stati Uniti, ma ha cercato di costruire una relazione più calda e amichevole con gli Usa e con il presidente in particolare, di crearsi una posizione particolare tra i Paesi europei. Era una strategia che Meloni considerava di successo non solo per sé in Italia ma anche per altri in Europa. Ma da allora sono accadute delle cose».













